Sono solo Tuttestorie

“Nel frattempo che il mio desiderio si avveri mi concentro, cerco di prendermene cura e spero che si avveri”

Leonardo 10 anni. Ufficio dei desideri poetici del festival Tuttestorie

Non ero mai stata in Sardegna prima del 4 ottobre. Sull’aereo, per calmare l’agitazione/eccitazione e l’ansia da volo/paura dell’ignoto, mi sono bevuta una bottiglietta di vino bianco da sola, costo: 7 euro. Non mi era mai successo prima e, contrariamente alle mie visioni apocalittiche, siamo atterrati. All’aeroporto mi è venuto a prendere un driver con cui sono arrivata in centro città. Nella mia camera d’hotel mi aspettava una borsina di tela serigrafia con il logo del festival e, all’interno, i buoni pasto e il programma che mi avrebbe ricordato gli impegni giornalieri, dettagliatissimo! Devo dire che adoro quando i piani sono decisi al millimetro, così posso ritagliarmi meglio dei momenti per esplorare la città o restare a lavorare in hotel. Il mattino dopo ho iniziato subito a entrare nello spirito festivaliero: I primi due incontri sono stati con delle classi di scuole primarie che avevano comprato, letto e analizzato, con l’aiuto delle maestre, il mio ultimo libro: Io sono Mare. Per fortuna insieme a me durante gli incontri c’era Giulia Balzano con la quale sono entrata subito in sintonia facendo emergere questioni e riflessioni molto precise e puntuali sul libro.

Alla fine di questi incontri i bambini mi hanno anche regalato dei “lavoretti” ispirati al libro, devo dire che mi è scesa una lacrimuccia:

Foto lavoretti Direzione Didattica statale G.Lilliu plesso via Garavetti classe 2C – Maestra Venera

2 A della Scuola primaria via Tirso I.C Giuseppe Dessi – Villacidro

Cristina e Giulia

Il giorno dopo ho avuto altri laboratori pratici e prima del workshop con gli adulti a Casa Felice sono riuscita ad andare al mare e farmi un bagno al Poetto. Il Poetto è una lingua di spiaggia, a 10 minuti dal centro di Cagliari, con un mare… allego foto! Devo dire che durante tutti i giorni del festival non mi sono mai sentita trascurata. C’è stata una fitta rete di volontari che seguono gli ospiti e tutti i piccoli partecipanti agli incontri e ai laboratori. Questa questa cosa mi ha entusiasmata molto e faceva si che gli organizzatori fossero quasi sempre rilassati e disponibili. Mi ha dato una certa euforia vedere così tanti giovani, liceali ma anche universitari, affezionati a questo festival come se fosse una loro creazione speciale. Infatti mi raccontava un “caposquadra” che lui è stato, fin da quando era un bambino, un frequentatore del festival e poi crescendo è voluto diventare un volontario del festival, e credo che questa sia una cosa fantastica! Ciò vuol dire anche che il valore di quello che si fa, oltre il livello pratico, è percepito anche a livello simbolico. Così, secondo un mio modesto parere, si valorizza davvero questo mondo fatto di parole e disegni. Così si creano le basi per i lettori di domani che saranno sopratutto cittadini e persone pensanti e consapevoli. Ecco per me il festival TUTTESTORIE è importante per questo. E poi non è un caso che sia nato in Sardegna che mi sembra essere il centro del Mediterraneo dove confluiscono menti da tutta Europa concentrando e tramandando il loro sapere e le loro energie in quel quadratino di spazio che è l’ EXma-ttatoio riqualificato e consacrato a eventi culturali. Nei giorni del festival devo dire di non essere riuscita a seguire molto e a conoscere tutti tutti gli ospiti presenti al festival ma, almeno, non mi sono mai persa gli spettacoli serali che concludevano le giornate. Indimenticabili le performance di Gek Tessaro, Bruno Tognolini e le sue rime migranti, e le compagnie di teatro, e il Cappuccetto bianco di Bruno Munari interpretato da Elena Morando.

BELLO TUTTO

Spiaggia del Poetto

Io sono Mare al Poetto

E poi i bambini mi hanno dato un’energia e una carica pari soltanto a quella che mi da l’ossidiana. Giusto l’ossidiana. Giulia Balzano, che mi ha accompagnata negli incontri, è un’archeologa e attivista che lavora al Museo dell’Ossidiana. L’ultimo giorno, qualche ora prima della mia partenza, abbiamo fatto una gita risalendo Cagliari fino a Pau, passando per Ales (paese natale di Gramsci) attraverso tutta la Marmilla e arrivando al monte Arci sul sentiero (che in realtà è uno scavo archeologico) dove ci sono gli scarti di lavorazione (risalenti al neolitico) dell’ossidiana. Ai piedi di questo monte c’è appunto il Museo dell’Ossidiana. L’ossidiana è un vetro vulcanico la cui formazione è dovuta al rapidissimo raffreddamento della lava, deve essere però ricca di ioni silicato, i quali non riescono a raggiungere la formazione ordinata di un reticolo cristallino, ma assumono una disposizione caotica come in un liquido superviscoso. Quando Giulia mi ha raccontato tutto quello che c’è da sapere su questo speciale materiale sono rimasta affascinata proprio come un bimbo quando gli spieghi delle cose che per te sono ovvie ma che lui sente per la prima volta!

foto di Giulia

Comunque il volo è andato meglio di quello dell’andata e sono riuscita a continuare ad ascoltare l’audiolibro di Canne al vento di Grazia Deledda letto da Michela Murgia.

Ciao TUTTESTORIE, a l’anno prossimo!

I pesi servono a fare le spalle forti

Questa foto riassume bene i miei primi 32 anni. I pesi sono per fare allenamento e farmi le spalle ancora più forti perché non si vive di solo lavorare stando seduti. L’integratore alimentare Agena è contro la SPM (sindrome premestruale) che a me prende davvero forte e male e questo integratore mi aiuta a diminuire quella spiacevole sensazione di volerti buttare dalla finestra oppure di uccidere tutti mentre la gentamicina mi aiuta quando mi si incarniscono le unghie a causa della mia onicofagia vorace che uso per alleviare l’ansia. 

Bene. Questi tre rimedi servono a curare e lenire tutti quei piccoli e fastidiosi malesseri che fanno parte della tua persona ma che tutto sommato restano gestibili ma mi chiedo: Quando il malessere è fuori da te? Quando tutto intorno ti sembra grigio e fai una fatica enorme a trovare delle piccole motivazioni e spunti propositivi, come si fa? Con chi o cosa puoi prendertela se la percezione è di un problema mondiale e non soltanto locale? Ci riflettevo perché in questo periodo sento molto parlare di sud e del problema dell’occupazione giovanile nel mezzogiorno. La mia breve esperienza è che a 19 anni, appena preso il diploma, sono emigrata da Napoli a Bologna con una valigia piena di sogni e speranze spinta da una forte passione e voglia di conoscenza e ringraziando il pataterno ho avuto anche due genitori super bravi che mi hanno sempre sostenuta. I problemi che mi hanno spinta ad andarmene,  però, non mi sono mai sembrati soltanto politici ed economici ma sopratutto “culturali” e di contesto. È difficile seguire la propria strada, qualunque essa sia, e restare quando tutto intorno a te è sfavorevole e ti rema contro. Vuoi disegnare per vivere? Ma che devi faaaaaare trovati un lavoro serio! Hai finito il liceo artistico? Si ma giusto per prendermi un diploma che poi vado a fare il militare per entrare in polizia, posto fisso! Allora io vado, emigro, ciao! Tanto non ce la farai mai e tornerai a fare la botta come me! Queste sono solo alcune delle cose che ho sentito e sono una minima parte di tutte quelle che ho potuto assorbire in 12 anni di lontananza. Ogni volta che torno a Napoli, adesso che ho più coscienza, consapevolezza e qualche libro letto alle spalle, le cose che mi perplimono ancora, con cui chi resta a vivere al sud (ma non solo al sud) fa i conti (senza vederne una via d’uscita reale se non attraverso la forza di volontà e lo studio) sono: atteggiamento patriarcale/paternalista di una grossa maggioranza di uomini e donne, clientelismi/favoritismi e uocchinguollismo galoppante (cioè l’invidia per qualcosa o qualcuno che dandosi da fare magari riesce in qualcosa e invece di sostenerlo lo si ostacola in tutti i modi burocratici e/o teorici). Ecco queste sono le cose che ancora vedo e che con questo governo del cambiamento (razzista, omofobo, xenofobo e biecamente conservatore e complottista) fatico a immaginarne il superamento. Molti amici mi parlano del senso di responsabilità come cittadini, ritenere un dovere contribuire alla crescita del luogo che si ama e, me lo chiedo ancora spessissimo, fino a che punto restare per il bene comune e fino a che punto andarsene per realizzarsi. Penso che i luoghi sono immobili e siano le persone che li abitano a fare la differenza. Bisognerebbe cambiare le persone partendo da sé stessi. Viaggiare, allontanarsi dai luoghi natii è sempre un bene perché ti fa vedere le cose da prospettive diverse e ciò è sempre una ricchezza. Se rimanessi nello stesso posto intrappolata fino a odiarlo non credo che sarei più utile di qualcuno che se ne allontana. Ma questi sono problemi identici ovunque, sono un sentire comune delle persone che abitano i luoghi e quindi il problema è mondiale, mai locale. A conclusione bisogna ricordarsi che quando il senso di insofferenza cresce bisogna prendere un treno, un aereo, e andare via. Ora tutti possono accedere a poco prezzo a qualsiasi cosa (magari comprando un cellulare in meno o rinunciando all’aperitivo tutti i venerdì), ma si può fare. Non esiste povertà che tenga, esiste solo la volontà di emanciparsi o di restare immobili, come i luoghi.

Io amo Bologna, è la città che mi ha accolta e cresciuta, mi ha insegnato come si sta al mondo e di chiedere solo dopo aver dato. Per me resta il luogo del cuore dove un film in piazza in una calda sera d’estate mi fa piangere e dove mi sento sempre al sicuro (seppur rimanendo guardinga) sotto ai suoi portici rosa. Ciao Bologna oggi è il tuo anniversario peggiore, quello della strage del 2 agosto 1980. Io me lo ricordo il mio primo 2 agosto (2005). Ero già in città per lavorare, cercare casa, ambientarmi, e ho scoperto la storia di una città a cui ho imparato a voler bene e che oggi sento la MIA città. Sopratutto mi ha fatta le spalle più forti di quelle che avevo nel 2005.

Ogni cosa che sembra essere un peso nell’immediato col tempo poi capisci che ti ha solo fatto più forte.

Vi scrivo una dedica scritta nel 1995 che ho ritrovato in un’edizione di MAUS di Milano libri e che calza a pennello con tutto ciò detto fin’ora: “… Anche i gatti sono una razza, ma sono animali… non umani. Per Giulia… contro i fascisti di merda!

A che punto siamo?

Ok ho ufficialmente finito le matite di tutte le 42 tavole che compongono il mio prossimo albetto a fumetti, non resta che inchiostrarle, scansionarle e colorarle! Ma il crowdfunding per “Io sono Mare” continua e sta andando anche molto bene. Mancano solo 7 giorni e abbiamo raccolto già una buona cifra arrivando al 68%! Mi sembra incredibile che Canicola abbia puntato proprio su di me per provare questa strada, se arriveremo al 100% sarà una bella botta di ottimismo! Mi fa piacere segnalarvi anche due articoli/interviste dove approfondisco un po’ la storia del libro e le motivazioni: uno è su FrizziFrizzi a cura di Davide Calì che ringrazio, e l’altro su Fumettologica di Valerio Stivè (che è anche il traduttore di Quasi signorina in inglese che spero di farvi vedere presto!)

Ci tengo a precisare che, a molti che me lo hanno chiesto, Canicola è un’associazione culturale nata come autoproduzione nel 2005 ma divenuta via via una realtà sempre più strutturata e di progetto. Non sono “editori veri” dunque ma un’associazione che crede (e io insieme a loro) possa esistere ancora una editoria di progetto che possa essere “militante” nei modi più svariati investendo in comunicazione e tessitura di una rete culturale attorno ai libri che si producono e promuovono.

Ho conosciuto Canicola proprio nel 2005 quando ho iniziato il mio percorso all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ne ho sempre ammirato e apprezzato la qualità dei libri e la progettualità, tenendo questa realtà come faro di ispirazione. Dopo le mie recentissime e fruttuose esperienze editoriali di Quasi signorina e Non so chi sei sono approdata, con più consapevolezza e coscienza di quanto avessi potuto fare soltanto 3 anni fa, in questa casa editrice attorno alla quale ho sempre gravitato in un modo o nell’altro. Bisogna aspettare i momenti giusti in cui dei progetti possono avere terreno fertile e poter venire alla luce. Sono contenta di aver aspettato che il mio interesse verso un certo tipo di storie crescesse e maturasse una mia voce che ha poi incontrato le intenzioni e la progettualità dell’associazione Canicola.

Questo è il video che troverete nella pagina del crowdfunding su Idea Ginger dove con 13 euro (o anche qualcosa in più se vorrete) potrete prenotare una copia di Io sono Mare e contribuire alla promozione della lettura di libri belli e auspicare alla crescita di individui che rendano questa società migliore.

Dalla parte delle bambine Io sono Mare Crowdfunding

Sostenete la campagna crowdfunding "Dalla parte delle bambine": un libro di Cristina Portolano e un progetto culturale per l'affermazione di ogni identità personale!https://www.ideaginger.it/progetti/dalla-parte-delle-bambine.htmlGrazie a Lele Marcojanni per la realizzazione del video e Teho Teardo per la musica.

Pubblicato da Canicola edizioni su Martedì 19 giugno 2018

Ho visto LAZZARO FELICE e ho pianto

Lunedì sera sono andata a vedere da sola Lazzaro felice (qui trailer) ultimo film di Alice Rohrwacher, e ho pianto.

L’ultimo film che mi ha fatto piangere così a dirotto è stato  Call me by your name di Luca Guadagnino. Di solito non sono una che si commuove facilmente ma, devo dire, che questi due film hanno avuto la capacità di farmi immedesimare tanto nei personaggi e di farmi riflettere su molte questioni contemporanee che mi stanno a cuore (come per esempio l’amore, la purezza ma anche gli effetti e le influenze del capitalismo e della società nelle vite delle persone). Guardare Lazzaro che si stupiva, con i suoi occhi malinconici e bellissimi, per tutte le cose, vivere senza malizia, essere, nonostante e malgrado tutto gentile mi ha commossa. Noi seguiamo le piccole oppressioni quotidiane di Lazzaro (la storia iniziale del film è ispirata ad una vicenda di cronaca recente) per poi venir catapultati in un presente molto vicino (Simbolico è il vecchio mediatore della Marchesa, Natalino Balasso che diventa caporale). Questo genere è stato definito “Realismo magico” e trovo che sia un termine azzeccato. Lazzaro è magico, è il santo che il lupo risparmia perché riconosce in lui un essere buono.

Tutto questo non ha potuto far altro che commuovermi perché, spesso, anche mi sento come Lazzaro. Se non proprio santa (perché se cado da un dirupo non credo che riuscirei a sopravvivere e non ho la capacità di viaggiare nel tempo) ma ancora con una spiccata propensione allo stupore.

Mentre ripensavo a Lazzaro, come solo in quest’epoca può succedere, mi sono imbattuta su facebook nuovamente in questo articolo su internazionale che già lessi tempo fa e che oggi mi sembra attuale e importante da condividere. Vi riporto qualche paragrafo:

“La rinuncia alla gentilezza priva gli esseri umani di un piacere fondamentale per il loro senso di benessere” 

Ecco, il benessere. Trovo che ultimamente si sia parlando sempre più spesso solo e soltanto di un benessere economico rispetto al benessere dell’anima, benessere derivato dalla consapevolezza, dal coltivare ciò che ci piace e trovare la forza in noi stessi. E ancora…

“Un indicatore della salute mentale”, scriveva Donald Winnicott nel 1970, “è la capacità di entrare nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona. E di concedere a un’altra persona di fare lo stesso con noi”. Prendersi cura degli altri, come sosteneva Jean-Jacques Rousseau, ci rende pienamente umani. Dipendiamo gli uni dagli altri non solo per la nostra sopravvivenza, ma anche per la nostra esistenza. Un individuo senza legami affettivi o mente o è un folle.

Il legame affettivo è un po’ quello che cerca Lazzaro con Tancredi, e nel mio caso, la protagonista del mio fumetto Non so chi sei con gli sconosciuti che incontra su Tinder.

Guardando il film ho ripensato alla mia ultima settimana trascorsa a Napoli dai miei genitori, ai giorni caldi della crisi di Governo e alla piccola crisi (premestruale) che avevo passato io, tra fine maggio e inizio giugno. Come faccio spesso, ho discusso molto animatamente di politica con i miei genitori ma (meravigliandomi) ha prevalso un sentimento di compassione. Il mio cervello ha fatto questo piccolissimo semplice ragionamento: “Già c’è un clima disperato, tutti odiano tutti, non posso odiare i miei genitori solo perché non la pensano come me, ma ci devo parlare e aiutarli a comprendere.” A volte è stato difficile perché a nessuno piace che gli si metta in discussione le proprie certezze ma è una cosa che va fatta. Con calma. Credo che se oggi dovessimo dar retta alle religioni, agli xenofobi, ai razzisti, ai fascisti, potenzialmente avremo un sacco di motivi per odiare tutti, per isolarci completamente, per farci terra bruciata intorno, ed è questo quello che vogliamo?

Essere lazzari felici e isolati dal mondo? Credere in un padrone qualsiasi che ci tiene schiavi?

Credo che questo spieghi un po’ in che condizione ci troviamo e che, riallacciandomi al film di Alice Rohrwacher“Chi viene sottoposto a una pressione costante si allontana dagli altri. Come il bambino tormentato dai bulli diventa a sua volta un bullo, così chi è oppresso dalle vicende della vita diventa a sua volta un oppressore. La solidarietà diminuisce e la gentilezza diventa troppo rischiosa. Cresce la paranoia e le persone cercano dei capri espiatori per la loro infelicità. Si diffonde la cultura della “durezza” e del cinismo, alimentata dall’invidiosa ammirazione per quelli che sembrano trionfare – i ricchi e famosi – in un mondo dove si lotta con le unghie e con i denti.” Lazzaro invece spezza questa catena di cinismo e di oppressione. Essendo buono e gentile disinteressatamente rischia. Rischia talmente tanto che alla fine ne pagherà le conseguenze.

A questo non so se c’è una soluzione e io non saprei darla, l’unica strada che ho trovato e su cui cammino sicura è quella della bellezza, dell’ironia e dello stupore.

lazzaro felice

Post TCAF, e altre digressioni

Sono tornata dal TCAF di Toronto. E’ stata un’esperienza incredibile, difficile da poter descrivere. Se volete potete leggerne un riassunto a fumetti, gratuito, sulla mia pagina PATREON. Basta cliccare sulla scritta e vi si aprirà. Descrivo molto meglio quello che ho vissuto in quei pochi giorni con un fumetto che con la scrittura e basta. Non renderei abbastanza l’idea.

Poi mi hanno invitata a uplodare delle grafiche sul sito THREADLESS , lo conoscete? E’ da qualche anno che ne sento parlare perché ci sono degli artisti davvero strepitosi e le maglie ( e gli oggetti) sono di ottima qualità! Molti mi chiedono spesso: “ma perché non fai merchandising, sarebbe bella una tua serie di T-shirt”. Bene, visto che sono povera e non potrei auto produrmi una serie di oggetti, ora metto a disposizione alcune grafiche su questo sito (americano) dove potete acquistarli e sceglierli in autonomia! E giusto per non farmi mancare nulla mi sono iscritta anche a Ko – FI dove, se vi sto simpatica e volete sostenermi in qualche modo, potete offrirmi anche solo un caffè, virtuale s’intende!

In questi giorni, poi, riflettevo sul fenomeno  “Youtubers” alle fiere di fumetto. Ai recenti festival ( italiani) a cui mi è capitato di andare c’era un’intera area del festival dedicata ai Gamers e Youtubers (che spesso vanno a braccetto). Questo fenomeno non mi ha mai interessato, anzi, da fumettista quando vedo orde di ragazzini che invece di interessarsi alla lettura adorano queste persone, (spesso come divinità) mi sento come una vecchia invidiosa e inacidita. Da poco ho capito, però, che Il problema è sempre per via di una questione di “gusti”. Non tutti gli youtubers sono uguali e non tutti dicono la stessa cosa. Di tutti questi fenomeni sto avendo uno sguardo più critico grazie, proprio, all’ascolto di alcuni canali Youtube. Mi sono avvicinata alla visione di alcuni video con un certo scetticismo convinta di non potervi trovare nulla di buono per me fino a quando non è entrato nella mia vita un social media manager. Grazie a lui sono entrata nel mondo degli youtubers “giusti”, ovvero quelli che incontrano i miei interessi e hanno un modo di comunicare che non mi repelle. Su alcuni/e ci sono arrivata per caso o tramite altre vie, ed è bello esserci arrivata! Ve ne linko qualcuno:

Se dovessero invitare uno di questi a qualche bel festival di comics io sarei contenta ma, credo, non incontrerebbe altrettanto entusiasmo nel resto del pubblico. Purtroppo il pubblico dei festival attuali, oltre che addetti ai lavori e famiglie curiose, è composto per lo più da esponenti di genere maschile, giovani, che non pensano che ai videogiochi. Questo va bene ma, auspico, che oltre all’aspetto ludico e di intrattenimento, queste fiere prendessero l’occasione di creare momenti di approfondimento e dibattito attorno ad altri temi (o magari a delle teorie applicabili anche ai comics) che comprendano gli strumenti Hi-Tech, la divulgazione digitale, il marketing e la comunicazione. Ci sono, infatti, molti esempi in editoria e non soltanto, di aziende piccole o medie che non hanno una strategia social, non realizzano PED, hanno piani di comunicazione poco efficaci e ignorano tecniche basilari di marketing, digitale e analogico. Spesso sono gli uffici stampa a dover sopperire alla mancanza di molte figure professionali rendendo la percezione dell’azienda ridicola. Io stessa, che sono soltanto un’autrice, non dovrei prendermi a cuore queste componenti, ma spesso succede che se non se ne fa carico l’autore nessuno si prenderà la briga di farlo al posto suo. E non è raro che siano le case editrici stesse a chiedere a l’autore i contatti, di fornirgli anagrafiche di giornalisti e librerie. Per me dovrebbe essere un circolo virtuoso dove ogni componente della filiera dovrebbe prendersi cura di ogni prodotto che gli passa tra le mani. Purtroppo non è mai così.

Ma io aspetto. Sono convinta che un giorno ci sarà un festival di fumetto che potrà stupirmi e una casa editrice che mi colpisce piacevolmente per le sue capacità promozionali. I believe it!

post COMICON

Salve, ritorno a scrivere finalmente. Da una settimana  si è concluso il Napoli Comicon e per me quest’edizione è stata davvero speciale. Non soltanto perché mi accompagnava la persona che da un bel po’ di tempo ha scelto di starmi affianco e di seguirmi nei miei mille spostamenti ma anche perché questa è stata la 20esima. Ciò  vuol dire che io è da 20 anni che vado e vivo questo festival. Ed è da, almeno, 3 anni che lo vivo da professionista. Ricorderò benissimo tutti i dubbi e le incertezze dei miei 15 anni. L’incontro con gli autori inarrivabili, i miei miti dell’adolescenza, fumetti che mi hanno insegnato a fare fumetti. Il percorso dei miei 20anni, Bologna e Napoli, due città a confronto, due modi di vivere il fumetto e di fare fumetti, due scuole, due sguardi. E ora le nuove inquietudini dei 30.  Questo festival è stato, e continua ad essere, uno dei pochi capi saldi che un giovane fumettista può avere in città e attraverso il quale entra in contatto con realtà lontanissime, prima ancora di iniziare a viaggiare per l’Europa e oltre Oceano. Poi mi hanno dato un premio. Una rivista online che si chiama Spaccanapoli ha selezionato 10 disegnatori sul territorio Campano. Dopo una selezione dei 5 che hanno ottenuto più like 5 giudici hanno espresso il loro parere. Sembra che nel 2018 la miglior fumettista partenopea sia stata io. Sono molto contenta di questo e spero di riuscire a fare una bella mostra l’anno prossimo sempre per il Napoli Comicon. Sono molto contenta di questo piccolo, grande, premio.

Poi c’è una novità un po’ controversa:  SONO DIVENTATA AFFILIATA AMAZON
Questo significa che cliccando su ogni link presente sul mio sito, nei miei post e sulle mie pagine Facebook riceverò da Amazon una piccola commissione in buoni che userò per comprare altri libri e materiali utili al mio lavoro. ♥ Ciò non toglie il mio sostegno e impegno a supporto delle librerie indipendenti e della preferenza e valorizzazione dei canali librai. Questo è soltanto un qualcosa in più, una ulteriore possibilità per sostenermi. (cliccando a questi link per quasi signorina e non so chi sei)

Altra notizia è che STO PER PARTIRE PER IL CANADA. Qui una foto che mi ritrae nel luglio del 2016 sul lato americano delle Cascate del NIAGARA. Ora sto per vederle dall’altra parte. Finalmente dopo 2 anni tra trattative, mail a singhiozzo e con il provvidenziale aiuto di AM BOOK, finalmente il mio primo libro QUASI SIGNORINA è tradotto in INGLESE (con la meravigliosa casa editrice ONE PERCENT PRESS) e lo presenterò al festival TCAF di Toronto (qui la scheda sul sito) Ci vediamo lì!

 

Pic by Stephen Floyd

Gioca con Mare

Finalmente, passata la fiera del libro per ragazzi di Bologna e iniziate le matite del mio nuovo fumetto, mi posso rimettere anche a scrivere.

Questa è stata la mia 13°esima edizione della Children’s Book Fair di Bologna (che coincide con gli anni di permanenza in città) ed è stata l’edizione in cui sono stata più attiva e partecipe. Mi ha permesso di consolidare rapporti sbocciati anni fa e di conoscere progetti e persone nuove. Come l’associazione SCOSSE e il progetto “Fammi Capire”  un viaggio attraverso la rappresentazione dei corpi e delle sessualità, l’educazione emozionale e affettiva nei libri illustrati 0-18 anni da Senape Vivaio Urbano. Presenti molti libri in consultazione, fumetti, albi illustrati e libri fotografici, alcune  edizioni degli anni ’60-70-80 molto più avanguardiste di certe pubblicazioni odierne. E  Francesca Romana Grasso che ho trovato una risorsa di conoscenza e porta avanti un progetto: Amorevolissimevolmente, che spero venga promosso e richiesto il più possibile da enti privati ma sopratutto pubblici. Questa fiera, dicevo, mi ha visto più attiva del solito e se n’è accorto specialmente chi mi ha incontrata allo stand CANICOLA per firmare e presentare un  libro/gioco. Stampato in un pratico formato orizzontale GIOCA CON MARE è uno spin-off e anticipazione del libro che uscirà a settembre (IO SONO MARE) e che fa parte del più ampio progetto: “Dalla parte delle bambine“. Alcune immagini in anteprima le potete vedere sul sito afNnews.

Dopo Quasi signorina e Non so chi sei volevo rivolgermi, stavolta, ad un pubblico di bambini (4+) e raccontare una sessualità primigenia. Non smetterò mai di dire quanto reputo importante realizzare libri illustrati e fumetti che accompagnino i piccoli alla comprensione di loro stessi e delle loro pulsioni.. Bisogna fare un tentativo, porgere degli strumenti utili per attutire il senso di inadeguatezza e metterli a conoscenza dei condizionamenti esterni da cui saranno travolti. Una mancata analisi o addirittura la negazione delle questioni di genere, nell’affrontare il corpo e i sentimenti da parte degli adulti, potrebbero trasformare questi impulsi in nevrosi e comportamenti negativi o lesivi verso l’altro e verso se stessi. L’unico strumento che abbiamo per affrontare la vita è la conoscenza, meno conosciamo più abbiamo paura e la paura tende a renderci aggressivi.

Un albo a fumetti, una storia fantastica come quella che sto cercando di raccontare, necessita di un supporto non soltanto visivo ma sopratutto teorico. Leggo e rileggo dei libri, anche quelli che non mi sono piaciuti, per avere termini di paragone a cui avvicinarmi o, invece, distanziarmi. Voglio raccogliere qui tutti quelli quelli ho letto finora e che mi stanno aiutando molto: (cliccando sulle copertine potete acquistarli direttamente)

 

 

 

 

 

Non è scontato, oggi, affrontare il tema della sessualità e dell’affettività. Stiamo vivendo in un clima sempre più repressivo e conservatore in cui si stanno mettendo in discussione tutti quei traguardi costati fatica al tutte quelle donne venute prima di me e sinceramente mi sembra uno spreco di energie se dopo tutto quel bel da farsi si tornasse indietro, fino al medioevo. Detto questo torno a disegnare che nonostante tutto è una cosa che mi riesce ancora bene.

“Attualmente la cosa più importante è che la richiesta di educazione sessuale non viene dall’alto, dai legislatori o dai pedagogisti, ma dai ragazzi stessi, da queste ultime generazioni che si sono trovate a gestire, nell’indifferenza generale, una sessualità precoce e al tempo stesso vulnerabile e minacciosa. La loro domanda non è solo di informazioni sanitarie ma anche di conoscenze sul corpo, il desiderio, il piacere, la relazione con l’altro sesso, le responsabilità individuali e collettive che ogni scelta sessuale comporta.” (Da Psicoanalisi ed educazione sessuale)

Hang the DJ

Non so chi sei è uscito da 6 mesi e mi sta dando molte soddisfazioni, devo dire. Alcune persone mi scrivono che ho contribuito alla loro consapevolezza su questioni sentimentali, altre che si sono riviste nell’utilizzo di certe app e altre ancora non sapevano niente sull’argomento e si sono illuminate leggendo il fumetto. Mi capita raramente, ma capita, che qualcuno mi dica che il mio libro gli ha fatto schifo e quando succede cerco di farmi dire più dettagliatamente possibile le motivazioni, ma ultimamente mi è successa una cosa che non mi era ancora capitata. Un amico di amici mi ha raccontato una sua delusione amorosa avvenuta con una ragazza conosciuta su Tinder e mi ha accusata di essere la responsabile della sua delusione. La sua tesi è stata: tu mi hai convinto ad usarlo e per colpa tua ho conosciuto la ninfomane che mi ha spezzato il cuore. Ci sono molti aspetti personali e psicologici di questa persona che ometterò ma comunque, oltre a farmi una bonaria risata e averlo mandato a quel paese, ho colto l’occasione per riflettere su di me, da dove tutto parte e tutto finisce. Effettivamente in quel preciso momento storico delle nostre vite in cui l’avrei “convinto” stavo proprio disegnando il mio libro a fumetti Non so chi sei ed ero reduce da storie o pseudotali, ragionamenti e pensieri di cui facevo partecipe conoscenti e amici. Mai ricordo di aver costretto o obbligato qualcuno ad utilizzare questa app. Le mie parole ogni volta che qualcuno mi chiedeva consiglio erano: “Prova ma stai attento“. Credo che la mia unica colpa sia stata parlarne e condividere le mie esperienze suscitando, di conseguenza, una estrema curiosità. Oltre a questo, credo, il fatto di accusare me è e resta soltanto un modo per non assumersi le proprie responsabilità rispetto a una storia che, evidentemente, era destinata a finire dal principio ma che, grazie all’ostinato spirito da “crocerossina” che affligge molte persone di ambo i sessi, si è trascinata per un anno.

Ho poi ripensato a una puntata di Black Mirror -HANG THE DJ- che ho visto tempo fa. Non so chi di voi l’ha vista (vi invito a farlo) ma racconta l’utilizzo di una specie di Tinder del futuro, chiamato “sistema”, che è finalizzato a conoscere il “partner ideale” con l’ausilio di un Tamagotchi rotondo che ti informa del tempo che devi passare con una persona (esperienze di 1 anno, 36 ore o anche meno) prima di incontrare il partner giusto. Tutto meraviglioso se fossimo dei robot che non mettono  in conto, emozioni, esperienze pregresse e imprevisti. Infatti i due protagonisti, Frank e Amy, si vedono due volte ma alla terza decidono di fuggire. Il gioco consiste proprio nel far registrare al sistema 1000 simulazioni completate, simulazioni in cui i due partner si sono ribellati al sistema stesso e quindi solo così risultano essere davvero compatibili, ovvero partner ideali.

Mi sono sorte molte domande dopo questa puntata, e se nessuna persona si ribellasse mai? Sarebbe un mondo di gente che vive in un limbo gigantesco di relazioni brevi e fugaci che ti destabilizzano e alla fine cedi per sfinimento (questa è anche la teoria di Amy della puntata di BM). E poi sarebbe davvero una soluzione sapere esattamente il tempo che passeremo con una persona e, in base a quello, scegliere se è il caso di (af)fidarci oppure no? Di affezionarci oppure no?

Credo che per fidarci di qualcuno ci debba essere un giusto  mix di certi, piccoli, misteriosi, avvenimenti, fatti e parole. Anche molta chimica quella sicuro. Ma penso sia sempre sbagliato, dopo, pensare “ho sbagliato a fidarmi”. Siamo buoni tutti così.

Lei: <Un anno, dobbiamo frequentarci per un anno, ma è terrificante!>  Lui:< Ci sarà una ragione…>

Ma la realtà è che non c’è nessun “sistema” e non siamo (ancora) in Black Mirror. Bisogna ancora correre dei rischi, magari anche il rischio di essere felice, anche solo finché dura.

 

 

 

 

Angoulême incoming..

Il 25 gennaio parto per la Francia in occasione del 45esimo festival del fumetto di Angoulême. Questa sarà la 3° volta che ci vado ma, stavolta, sarà molto diverso. Sono  emozionata di ritornare oltre le Alpi anche perché manco dal 2012, da quando ho fatto l’Erasmus a Parigi, convivevo, e non avevo ancora pubblicato niente. Adesso torno in Francia con due libri all’attivo, comunque innamorata, e rappresentata dall’agenzia AM-Book. Si lo so molti autori di libri dovrebbero avere l’editore che li supporta e che dovrebbe riuscire a vendere i diritti del libro all’estero e di norma funzionerebbe così ma io ho deciso di far curare i miei diritti a questa agenzia. I motivi sono molteplici e siccome sono una persona che ama il rischio e le novità penso che in ogni cosa, e prima di giudicare,  bisogna provare dare una possibilità e vedere come va. Insomma se venite anche voi ad Angoulême fatemi sapere, magari ci prendiamo un caffè!

In verità dopo il festival sarò, dal 28 gennaio al 2 febbraio, a PARIGI, ci possiamo vedere anche al vernissage del mio amico Rosario Vicidomini per la mostra FAIRE APPARAITRE il 1 febbraio!

Bisous

(Ecco un po’ di foto della cittadina quando ci sono stata l’ultima volta e avevo l’inverno nel cuore)

 

 

 

 

 

 

BBBconsiglia

Oggi sono sul sito di Bil Bol Bul viene consigliato il mio libro. Sono molto felice di questa cosa perché il festival BilBOlBul è il festival italiano attualmente più importante nel mondo, Ogni anno incontro autori stranieri venuti a Bologna per il festival e mi ritengo stata cresciuta tra le mostre e gli incontri che ogni anno si susseguono. Per me è importante anche perché è organizzato da una delle realtà più importanti di Bologna (che io auspico esserci in ogni città italiana) l’associazione HAMELIN che si occupa di promozione alla lettura, letteratura d’infanzia e laboratori per bambini e adolescenti. Qui il post sul sito

Vorrei condividere con voi anche questo video di una ragazza bolognese che analizza i temi della letteratura Young Adult.  In questo ultimo video sviscera lo SLUT SHAMING. Se non sapete cos’è vi conviene ascoltarla e seguite il suo canale youtube!!

Sono solo Tuttestorie

“Nel frattempo che il mio desiderio si avveri mi concentro, cerco di prendermene cura e spero che si avveri”

Leonardo 10 anni. Ufficio dei desideri poetici del festival Tuttestorie

Non ero mai stata in Sardegna prima del 4 ottobre. Sull’aereo, per calmare l’agitazione/eccitazione e l’ansia da volo/paura dell’ignoto, mi sono bevuta una bottiglietta di vino bianco da sola, costo: 7 euro. Non mi era mai successo prima e, contrariamente alle mie visioni apocalittiche, siamo atterrati. All’aeroporto mi è venuto a prendere un driver con cui sono arrivata in centro città. Nella mia camera d’hotel mi aspettava una borsina di tela serigrafia con il logo del festival e, all’interno, i buoni pasto e il programma che mi avrebbe ricordato gli impegni giornalieri, dettagliatissimo! Devo dire che adoro quando i piani sono decisi al millimetro, così posso ritagliarmi meglio dei momenti per esplorare la città o restare a lavorare in hotel. Il mattino dopo ho iniziato subito a entrare nello spirito festivaliero: I primi due incontri sono stati con delle classi di scuole primarie che avevano comprato, letto e analizzato, con l’aiuto delle maestre, il mio ultimo libro: Io sono Mare. Per fortuna insieme a me durante gli incontri c’era Giulia Balzano con la quale sono entrata subito in sintonia facendo emergere questioni e riflessioni molto precise e puntuali sul libro.

Alla fine di questi incontri i bambini mi hanno anche regalato dei “lavoretti” ispirati al libro, devo dire che mi è scesa una lacrimuccia:

Foto lavoretti Direzione Didattica statale G.Lilliu plesso via Garavetti classe 2C – Maestra Venera

2 A della Scuola primaria via Tirso I.C Giuseppe Dessi – Villacidro

Cristina e Giulia

Il giorno dopo ho avuto altri laboratori pratici e prima del workshop con gli adulti a Casa Felice sono riuscita ad andare al mare e farmi un bagno al Poetto. Il Poetto è una lingua di spiaggia, a 10 minuti dal centro di Cagliari, con un mare… allego foto! Devo dire che durante tutti i giorni del festival non mi sono mai sentita trascurata. C’è stata una fitta rete di volontari che seguono gli ospiti e tutti i piccoli partecipanti agli incontri e ai laboratori. Questa questa cosa mi ha entusiasmata molto e faceva si che gli organizzatori fossero quasi sempre rilassati e disponibili. Mi ha dato una certa euforia vedere così tanti giovani, liceali ma anche universitari, affezionati a questo festival come se fosse una loro creazione speciale. Infatti mi raccontava un “caposquadra” che lui è stato, fin da quando era un bambino, un frequentatore del festival e poi crescendo è voluto diventare un volontario del festival, e credo che questa sia una cosa fantastica! Ciò vuol dire anche che il valore di quello che si fa, oltre il livello pratico, è percepito anche a livello simbolico. Così, secondo un mio modesto parere, si valorizza davvero questo mondo fatto di parole e disegni. Così si creano le basi per i lettori di domani che saranno sopratutto cittadini e persone pensanti e consapevoli. Ecco per me il festival TUTTESTORIE è importante per questo. E poi non è un caso che sia nato in Sardegna che mi sembra essere il centro del Mediterraneo dove confluiscono menti da tutta Europa concentrando e tramandando il loro sapere e le loro energie in quel quadratino di spazio che è l’ EXma-ttatoio riqualificato e consacrato a eventi culturali. Nei giorni del festival devo dire di non essere riuscita a seguire molto e a conoscere tutti tutti gli ospiti presenti al festival ma, almeno, non mi sono mai persa gli spettacoli serali che concludevano le giornate. Indimenticabili le performance di Gek Tessaro, Bruno Tognolini e le sue rime migranti, e le compagnie di teatro, e il Cappuccetto bianco di Bruno Munari interpretato da Elena Morando.

BELLO TUTTO

Spiaggia del Poetto

Io sono Mare al Poetto

E poi i bambini mi hanno dato un’energia e una carica pari soltanto a quella che mi da l’ossidiana. Giusto l’ossidiana. Giulia Balzano, che mi ha accompagnata negli incontri, è un’archeologa e attivista che lavora al Museo dell’Ossidiana. L’ultimo giorno, qualche ora prima della mia partenza, abbiamo fatto una gita risalendo Cagliari fino a Pau, passando per Ales (paese natale di Gramsci) attraverso tutta la Marmilla e arrivando al monte Arci sul sentiero (che in realtà è uno scavo archeologico) dove ci sono gli scarti di lavorazione (risalenti al neolitico) dell’ossidiana. Ai piedi di questo monte c’è appunto il Museo dell’Ossidiana. L’ossidiana è un vetro vulcanico la cui formazione è dovuta al rapidissimo raffreddamento della lava, deve essere però ricca di ioni silicato, i quali non riescono a raggiungere la formazione ordinata di un reticolo cristallino, ma assumono una disposizione caotica come in un liquido superviscoso. Quando Giulia mi ha raccontato tutto quello che c’è da sapere su questo speciale materiale sono rimasta affascinata proprio come un bimbo quando gli spieghi delle cose che per te sono ovvie ma che lui sente per la prima volta!

foto di Giulia

Comunque il volo è andato meglio di quello dell’andata e sono riuscita a continuare ad ascoltare l’audiolibro di Canne al vento di Grazia Deledda letto da Michela Murgia.

Ciao TUTTESTORIE, a l’anno prossimo!

I pesi servono a fare le spalle forti

Questa foto riassume bene i miei primi 32 anni. I pesi sono per fare allenamento e farmi le spalle ancora più forti perché non si vive di solo lavorare stando seduti. L’integratore alimentare Agena è contro la SPM (sindrome premestruale) che a me prende davvero forte e male e questo integratore mi aiuta a diminuire quella spiacevole sensazione di volerti buttare dalla finestra oppure di uccidere tutti mentre la gentamicina mi aiuta quando mi si incarniscono le unghie a causa della mia onicofagia vorace che uso per alleviare l’ansia. 

Bene. Questi tre rimedi servono a curare e lenire tutti quei piccoli e fastidiosi malesseri che fanno parte della tua persona ma che tutto sommato restano gestibili ma mi chiedo: Quando il malessere è fuori da te? Quando tutto intorno ti sembra grigio e fai una fatica enorme a trovare delle piccole motivazioni e spunti propositivi, come si fa? Con chi o cosa puoi prendertela se la percezione è di un problema mondiale e non soltanto locale? Ci riflettevo perché in questo periodo sento molto parlare di sud e del problema dell’occupazione giovanile nel mezzogiorno. La mia breve esperienza è che a 19 anni, appena preso il diploma, sono emigrata da Napoli a Bologna con una valigia piena di sogni e speranze spinta da una forte passione e voglia di conoscenza e ringraziando il pataterno ho avuto anche due genitori super bravi che mi hanno sempre sostenuta. I problemi che mi hanno spinta ad andarmene,  però, non mi sono mai sembrati soltanto politici ed economici ma sopratutto “culturali” e di contesto. È difficile seguire la propria strada, qualunque essa sia, e restare quando tutto intorno a te è sfavorevole e ti rema contro. Vuoi disegnare per vivere? Ma che devi faaaaaare trovati un lavoro serio! Hai finito il liceo artistico? Si ma giusto per prendermi un diploma che poi vado a fare il militare per entrare in polizia, posto fisso! Allora io vado, emigro, ciao! Tanto non ce la farai mai e tornerai a fare la botta come me! Queste sono solo alcune delle cose che ho sentito e sono una minima parte di tutte quelle che ho potuto assorbire in 12 anni di lontananza. Ogni volta che torno a Napoli, adesso che ho più coscienza, consapevolezza e qualche libro letto alle spalle, le cose che mi perplimono ancora, con cui chi resta a vivere al sud (ma non solo al sud) fa i conti (senza vederne una via d’uscita reale se non attraverso la forza di volontà e lo studio) sono: atteggiamento patriarcale/paternalista di una grossa maggioranza di uomini e donne, clientelismi/favoritismi e uocchinguollismo galoppante (cioè l’invidia per qualcosa o qualcuno che dandosi da fare magari riesce in qualcosa e invece di sostenerlo lo si ostacola in tutti i modi burocratici e/o teorici). Ecco queste sono le cose che ancora vedo e che con questo governo del cambiamento (razzista, omofobo, xenofobo e biecamente conservatore e complottista) fatico a immaginarne il superamento. Molti amici mi parlano del senso di responsabilità come cittadini, ritenere un dovere contribuire alla crescita del luogo che si ama e, me lo chiedo ancora spessissimo, fino a che punto restare per il bene comune e fino a che punto andarsene per realizzarsi. Penso che i luoghi sono immobili e siano le persone che li abitano a fare la differenza. Bisognerebbe cambiare le persone partendo da sé stessi. Viaggiare, allontanarsi dai luoghi natii è sempre un bene perché ti fa vedere le cose da prospettive diverse e ciò è sempre una ricchezza. Se rimanessi nello stesso posto intrappolata fino a odiarlo non credo che sarei più utile di qualcuno che se ne allontana. Ma questi sono problemi identici ovunque, sono un sentire comune delle persone che abitano i luoghi e quindi il problema è mondiale, mai locale. A conclusione bisogna ricordarsi che quando il senso di insofferenza cresce bisogna prendere un treno, un aereo, e andare via. Ora tutti possono accedere a poco prezzo a qualsiasi cosa (magari comprando un cellulare in meno o rinunciando all’aperitivo tutti i venerdì), ma si può fare. Non esiste povertà che tenga, esiste solo la volontà di emanciparsi o di restare immobili, come i luoghi.

Io amo Bologna, è la città che mi ha accolta e cresciuta, mi ha insegnato come si sta al mondo e di chiedere solo dopo aver dato. Per me resta il luogo del cuore dove un film in piazza in una calda sera d’estate mi fa piangere e dove mi sento sempre al sicuro (seppur rimanendo guardinga) sotto ai suoi portici rosa. Ciao Bologna oggi è il tuo anniversario peggiore, quello della strage del 2 agosto 1980. Io me lo ricordo il mio primo 2 agosto (2005). Ero già in città per lavorare, cercare casa, ambientarmi, e ho scoperto la storia di una città a cui ho imparato a voler bene e che oggi sento la MIA città. Sopratutto mi ha fatta le spalle più forti di quelle che avevo nel 2005.

Ogni cosa che sembra essere un peso nell’immediato col tempo poi capisci che ti ha solo fatto più forte.

Vi scrivo una dedica scritta nel 1995 che ho ritrovato in un’edizione di MAUS di Milano libri e che calza a pennello con tutto ciò detto fin’ora: “… Anche i gatti sono una razza, ma sono animali… non umani. Per Giulia… contro i fascisti di merda!

A che punto siamo?

Ok ho ufficialmente finito le matite di tutte le 42 tavole che compongono il mio prossimo albetto a fumetti, non resta che inchiostrarle, scansionarle e colorarle! Ma il crowdfunding per “Io sono Mare” continua e sta andando anche molto bene. Mancano solo 7 giorni e abbiamo raccolto già una buona cifra arrivando al 68%! Mi sembra incredibile che Canicola abbia puntato proprio su di me per provare questa strada, se arriveremo al 100% sarà una bella botta di ottimismo! Mi fa piacere segnalarvi anche due articoli/interviste dove approfondisco un po’ la storia del libro e le motivazioni: uno è su FrizziFrizzi a cura di Davide Calì che ringrazio, e l’altro su Fumettologica di Valerio Stivè (che è anche il traduttore di Quasi signorina in inglese che spero di farvi vedere presto!)

Ci tengo a precisare che, a molti che me lo hanno chiesto, Canicola è un’associazione culturale nata come autoproduzione nel 2005 ma divenuta via via una realtà sempre più strutturata e di progetto. Non sono “editori veri” dunque ma un’associazione che crede (e io insieme a loro) possa esistere ancora una editoria di progetto che possa essere “militante” nei modi più svariati investendo in comunicazione e tessitura di una rete culturale attorno ai libri che si producono e promuovono.

Ho conosciuto Canicola proprio nel 2005 quando ho iniziato il mio percorso all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ne ho sempre ammirato e apprezzato la qualità dei libri e la progettualità, tenendo questa realtà come faro di ispirazione. Dopo le mie recentissime e fruttuose esperienze editoriali di Quasi signorina e Non so chi sei sono approdata, con più consapevolezza e coscienza di quanto avessi potuto fare soltanto 3 anni fa, in questa casa editrice attorno alla quale ho sempre gravitato in un modo o nell’altro. Bisogna aspettare i momenti giusti in cui dei progetti possono avere terreno fertile e poter venire alla luce. Sono contenta di aver aspettato che il mio interesse verso un certo tipo di storie crescesse e maturasse una mia voce che ha poi incontrato le intenzioni e la progettualità dell’associazione Canicola.

Questo è il video che troverete nella pagina del crowdfunding su Idea Ginger dove con 13 euro (o anche qualcosa in più se vorrete) potrete prenotare una copia di Io sono Mare e contribuire alla promozione della lettura di libri belli e auspicare alla crescita di individui che rendano questa società migliore.

Dalla parte delle bambine Io sono Mare Crowdfunding

Sostenete la campagna crowdfunding "Dalla parte delle bambine": un libro di Cristina Portolano e un progetto culturale per l'affermazione di ogni identità personale!https://www.ideaginger.it/progetti/dalla-parte-delle-bambine.htmlGrazie a Lele Marcojanni per la realizzazione del video e Teho Teardo per la musica.

Pubblicato da Canicola edizioni su Martedì 19 giugno 2018

Ho visto LAZZARO FELICE e ho pianto

Lunedì sera sono andata a vedere da sola Lazzaro felice (qui trailer) ultimo film di Alice Rohrwacher, e ho pianto.

L’ultimo film che mi ha fatto piangere così a dirotto è stato  Call me by your name di Luca Guadagnino. Di solito non sono una che si commuove facilmente ma, devo dire, che questi due film hanno avuto la capacità di farmi immedesimare tanto nei personaggi e di farmi riflettere su molte questioni contemporanee che mi stanno a cuore (come per esempio l’amore, la purezza ma anche gli effetti e le influenze del capitalismo e della società nelle vite delle persone). Guardare Lazzaro che si stupiva, con i suoi occhi malinconici e bellissimi, per tutte le cose, vivere senza malizia, essere, nonostante e malgrado tutto gentile mi ha commossa. Noi seguiamo le piccole oppressioni quotidiane di Lazzaro (la storia iniziale del film è ispirata ad una vicenda di cronaca recente) per poi venir catapultati in un presente molto vicino (Simbolico è il vecchio mediatore della Marchesa, Natalino Balasso che diventa caporale). Questo genere è stato definito “Realismo magico” e trovo che sia un termine azzeccato. Lazzaro è magico, è il santo che il lupo risparmia perché riconosce in lui un essere buono.

Tutto questo non ha potuto far altro che commuovermi perché, spesso, anche mi sento come Lazzaro. Se non proprio santa (perché se cado da un dirupo non credo che riuscirei a sopravvivere e non ho la capacità di viaggiare nel tempo) ma ancora con una spiccata propensione allo stupore.

Mentre ripensavo a Lazzaro, come solo in quest’epoca può succedere, mi sono imbattuta su facebook nuovamente in questo articolo su internazionale che già lessi tempo fa e che oggi mi sembra attuale e importante da condividere. Vi riporto qualche paragrafo:

“La rinuncia alla gentilezza priva gli esseri umani di un piacere fondamentale per il loro senso di benessere” 

Ecco, il benessere. Trovo che ultimamente si sia parlando sempre più spesso solo e soltanto di un benessere economico rispetto al benessere dell’anima, benessere derivato dalla consapevolezza, dal coltivare ciò che ci piace e trovare la forza in noi stessi. E ancora…

“Un indicatore della salute mentale”, scriveva Donald Winnicott nel 1970, “è la capacità di entrare nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona. E di concedere a un’altra persona di fare lo stesso con noi”. Prendersi cura degli altri, come sosteneva Jean-Jacques Rousseau, ci rende pienamente umani. Dipendiamo gli uni dagli altri non solo per la nostra sopravvivenza, ma anche per la nostra esistenza. Un individuo senza legami affettivi o mente o è un folle.

Il legame affettivo è un po’ quello che cerca Lazzaro con Tancredi, e nel mio caso, la protagonista del mio fumetto Non so chi sei con gli sconosciuti che incontra su Tinder.

Guardando il film ho ripensato alla mia ultima settimana trascorsa a Napoli dai miei genitori, ai giorni caldi della crisi di Governo e alla piccola crisi (premestruale) che avevo passato io, tra fine maggio e inizio giugno. Come faccio spesso, ho discusso molto animatamente di politica con i miei genitori ma (meravigliandomi) ha prevalso un sentimento di compassione. Il mio cervello ha fatto questo piccolissimo semplice ragionamento: “Già c’è un clima disperato, tutti odiano tutti, non posso odiare i miei genitori solo perché non la pensano come me, ma ci devo parlare e aiutarli a comprendere.” A volte è stato difficile perché a nessuno piace che gli si metta in discussione le proprie certezze ma è una cosa che va fatta. Con calma. Credo che se oggi dovessimo dar retta alle religioni, agli xenofobi, ai razzisti, ai fascisti, potenzialmente avremo un sacco di motivi per odiare tutti, per isolarci completamente, per farci terra bruciata intorno, ed è questo quello che vogliamo?

Essere lazzari felici e isolati dal mondo? Credere in un padrone qualsiasi che ci tiene schiavi?

Credo che questo spieghi un po’ in che condizione ci troviamo e che, riallacciandomi al film di Alice Rohrwacher“Chi viene sottoposto a una pressione costante si allontana dagli altri. Come il bambino tormentato dai bulli diventa a sua volta un bullo, così chi è oppresso dalle vicende della vita diventa a sua volta un oppressore. La solidarietà diminuisce e la gentilezza diventa troppo rischiosa. Cresce la paranoia e le persone cercano dei capri espiatori per la loro infelicità. Si diffonde la cultura della “durezza” e del cinismo, alimentata dall’invidiosa ammirazione per quelli che sembrano trionfare – i ricchi e famosi – in un mondo dove si lotta con le unghie e con i denti.” Lazzaro invece spezza questa catena di cinismo e di oppressione. Essendo buono e gentile disinteressatamente rischia. Rischia talmente tanto che alla fine ne pagherà le conseguenze.

A questo non so se c’è una soluzione e io non saprei darla, l’unica strada che ho trovato e su cui cammino sicura è quella della bellezza, dell’ironia e dello stupore.

lazzaro felice

Post TCAF, e altre digressioni

Sono tornata dal TCAF di Toronto. E’ stata un’esperienza incredibile, difficile da poter descrivere. Se volete potete leggerne un riassunto a fumetti, gratuito, sulla mia pagina PATREON. Basta cliccare sulla scritta e vi si aprirà. Descrivo molto meglio quello che ho vissuto in quei pochi giorni con un fumetto che con la scrittura e basta. Non renderei abbastanza l’idea.

Poi mi hanno invitata a uplodare delle grafiche sul sito THREADLESS , lo conoscete? E’ da qualche anno che ne sento parlare perché ci sono degli artisti davvero strepitosi e le maglie ( e gli oggetti) sono di ottima qualità! Molti mi chiedono spesso: “ma perché non fai merchandising, sarebbe bella una tua serie di T-shirt”. Bene, visto che sono povera e non potrei auto produrmi una serie di oggetti, ora metto a disposizione alcune grafiche su questo sito (americano) dove potete acquistarli e sceglierli in autonomia! E giusto per non farmi mancare nulla mi sono iscritta anche a Ko – FI dove, se vi sto simpatica e volete sostenermi in qualche modo, potete offrirmi anche solo un caffè, virtuale s’intende!

In questi giorni, poi, riflettevo sul fenomeno  “Youtubers” alle fiere di fumetto. Ai recenti festival ( italiani) a cui mi è capitato di andare c’era un’intera area del festival dedicata ai Gamers e Youtubers (che spesso vanno a braccetto). Questo fenomeno non mi ha mai interessato, anzi, da fumettista quando vedo orde di ragazzini che invece di interessarsi alla lettura adorano queste persone, (spesso come divinità) mi sento come una vecchia invidiosa e inacidita. Da poco ho capito, però, che Il problema è sempre per via di una questione di “gusti”. Non tutti gli youtubers sono uguali e non tutti dicono la stessa cosa. Di tutti questi fenomeni sto avendo uno sguardo più critico grazie, proprio, all’ascolto di alcuni canali Youtube. Mi sono avvicinata alla visione di alcuni video con un certo scetticismo convinta di non potervi trovare nulla di buono per me fino a quando non è entrato nella mia vita un social media manager. Grazie a lui sono entrata nel mondo degli youtubers “giusti”, ovvero quelli che incontrano i miei interessi e hanno un modo di comunicare che non mi repelle. Su alcuni/e ci sono arrivata per caso o tramite altre vie, ed è bello esserci arrivata! Ve ne linko qualcuno:

Se dovessero invitare uno di questi a qualche bel festival di comics io sarei contenta ma, credo, non incontrerebbe altrettanto entusiasmo nel resto del pubblico. Purtroppo il pubblico dei festival attuali, oltre che addetti ai lavori e famiglie curiose, è composto per lo più da esponenti di genere maschile, giovani, che non pensano che ai videogiochi. Questo va bene ma, auspico, che oltre all’aspetto ludico e di intrattenimento, queste fiere prendessero l’occasione di creare momenti di approfondimento e dibattito attorno ad altri temi (o magari a delle teorie applicabili anche ai comics) che comprendano gli strumenti Hi-Tech, la divulgazione digitale, il marketing e la comunicazione. Ci sono, infatti, molti esempi in editoria e non soltanto, di aziende piccole o medie che non hanno una strategia social, non realizzano PED, hanno piani di comunicazione poco efficaci e ignorano tecniche basilari di marketing, digitale e analogico. Spesso sono gli uffici stampa a dover sopperire alla mancanza di molte figure professionali rendendo la percezione dell’azienda ridicola. Io stessa, che sono soltanto un’autrice, non dovrei prendermi a cuore queste componenti, ma spesso succede che se non se ne fa carico l’autore nessuno si prenderà la briga di farlo al posto suo. E non è raro che siano le case editrici stesse a chiedere a l’autore i contatti, di fornirgli anagrafiche di giornalisti e librerie. Per me dovrebbe essere un circolo virtuoso dove ogni componente della filiera dovrebbe prendersi cura di ogni prodotto che gli passa tra le mani. Purtroppo non è mai così.

Ma io aspetto. Sono convinta che un giorno ci sarà un festival di fumetto che potrà stupirmi e una casa editrice che mi colpisce piacevolmente per le sue capacità promozionali. I believe it!

post COMICON

Salve, ritorno a scrivere finalmente. Da una settimana  si è concluso il Napoli Comicon e per me quest’edizione è stata davvero speciale. Non soltanto perché mi accompagnava la persona che da un bel po’ di tempo ha scelto di starmi affianco e di seguirmi nei miei mille spostamenti ma anche perché questa è stata la 20esima. Ciò  vuol dire che io è da 20 anni che vado e vivo questo festival. Ed è da, almeno, 3 anni che lo vivo da professionista. Ricorderò benissimo tutti i dubbi e le incertezze dei miei 15 anni. L’incontro con gli autori inarrivabili, i miei miti dell’adolescenza, fumetti che mi hanno insegnato a fare fumetti. Il percorso dei miei 20anni, Bologna e Napoli, due città a confronto, due modi di vivere il fumetto e di fare fumetti, due scuole, due sguardi. E ora le nuove inquietudini dei 30.  Questo festival è stato, e continua ad essere, uno dei pochi capi saldi che un giovane fumettista può avere in città e attraverso il quale entra in contatto con realtà lontanissime, prima ancora di iniziare a viaggiare per l’Europa e oltre Oceano. Poi mi hanno dato un premio. Una rivista online che si chiama Spaccanapoli ha selezionato 10 disegnatori sul territorio Campano. Dopo una selezione dei 5 che hanno ottenuto più like 5 giudici hanno espresso il loro parere. Sembra che nel 2018 la miglior fumettista partenopea sia stata io. Sono molto contenta di questo e spero di riuscire a fare una bella mostra l’anno prossimo sempre per il Napoli Comicon. Sono molto contenta di questo piccolo, grande, premio.

Poi c’è una novità un po’ controversa:  SONO DIVENTATA AFFILIATA AMAZON
Questo significa che cliccando su ogni link presente sul mio sito, nei miei post e sulle mie pagine Facebook riceverò da Amazon una piccola commissione in buoni che userò per comprare altri libri e materiali utili al mio lavoro. ♥ Ciò non toglie il mio sostegno e impegno a supporto delle librerie indipendenti e della preferenza e valorizzazione dei canali librai. Questo è soltanto un qualcosa in più, una ulteriore possibilità per sostenermi. (cliccando a questi link per quasi signorina e non so chi sei)

Altra notizia è che STO PER PARTIRE PER IL CANADA. Qui una foto che mi ritrae nel luglio del 2016 sul lato americano delle Cascate del NIAGARA. Ora sto per vederle dall’altra parte. Finalmente dopo 2 anni tra trattative, mail a singhiozzo e con il provvidenziale aiuto di AM BOOK, finalmente il mio primo libro QUASI SIGNORINA è tradotto in INGLESE (con la meravigliosa casa editrice ONE PERCENT PRESS) e lo presenterò al festival TCAF di Toronto (qui la scheda sul sito) Ci vediamo lì!

 

Pic by Stephen Floyd

Gioca con Mare

Finalmente, passata la fiera del libro per ragazzi di Bologna e iniziate le matite del mio nuovo fumetto, mi posso rimettere anche a scrivere.

Questa è stata la mia 13°esima edizione della Children’s Book Fair di Bologna (che coincide con gli anni di permanenza in città) ed è stata l’edizione in cui sono stata più attiva e partecipe. Mi ha permesso di consolidare rapporti sbocciati anni fa e di conoscere progetti e persone nuove. Come l’associazione SCOSSE e il progetto “Fammi Capire”  un viaggio attraverso la rappresentazione dei corpi e delle sessualità, l’educazione emozionale e affettiva nei libri illustrati 0-18 anni da Senape Vivaio Urbano. Presenti molti libri in consultazione, fumetti, albi illustrati e libri fotografici, alcune  edizioni degli anni ’60-70-80 molto più avanguardiste di certe pubblicazioni odierne. E  Francesca Romana Grasso che ho trovato una risorsa di conoscenza e porta avanti un progetto: Amorevolissimevolmente, che spero venga promosso e richiesto il più possibile da enti privati ma sopratutto pubblici. Questa fiera, dicevo, mi ha visto più attiva del solito e se n’è accorto specialmente chi mi ha incontrata allo stand CANICOLA per firmare e presentare un  libro/gioco. Stampato in un pratico formato orizzontale GIOCA CON MARE è uno spin-off e anticipazione del libro che uscirà a settembre (IO SONO MARE) e che fa parte del più ampio progetto: “Dalla parte delle bambine“. Alcune immagini in anteprima le potete vedere sul sito afNnews.

Dopo Quasi signorina e Non so chi sei volevo rivolgermi, stavolta, ad un pubblico di bambini (4+) e raccontare una sessualità primigenia. Non smetterò mai di dire quanto reputo importante realizzare libri illustrati e fumetti che accompagnino i piccoli alla comprensione di loro stessi e delle loro pulsioni.. Bisogna fare un tentativo, porgere degli strumenti utili per attutire il senso di inadeguatezza e metterli a conoscenza dei condizionamenti esterni da cui saranno travolti. Una mancata analisi o addirittura la negazione delle questioni di genere, nell’affrontare il corpo e i sentimenti da parte degli adulti, potrebbero trasformare questi impulsi in nevrosi e comportamenti negativi o lesivi verso l’altro e verso se stessi. L’unico strumento che abbiamo per affrontare la vita è la conoscenza, meno conosciamo più abbiamo paura e la paura tende a renderci aggressivi.

Un albo a fumetti, una storia fantastica come quella che sto cercando di raccontare, necessita di un supporto non soltanto visivo ma sopratutto teorico. Leggo e rileggo dei libri, anche quelli che non mi sono piaciuti, per avere termini di paragone a cui avvicinarmi o, invece, distanziarmi. Voglio raccogliere qui tutti quelli quelli ho letto finora e che mi stanno aiutando molto: (cliccando sulle copertine potete acquistarli direttamente)

 

 

 

 

 

Non è scontato, oggi, affrontare il tema della sessualità e dell’affettività. Stiamo vivendo in un clima sempre più repressivo e conservatore in cui si stanno mettendo in discussione tutti quei traguardi costati fatica al tutte quelle donne venute prima di me e sinceramente mi sembra uno spreco di energie se dopo tutto quel bel da farsi si tornasse indietro, fino al medioevo. Detto questo torno a disegnare che nonostante tutto è una cosa che mi riesce ancora bene.

“Attualmente la cosa più importante è che la richiesta di educazione sessuale non viene dall’alto, dai legislatori o dai pedagogisti, ma dai ragazzi stessi, da queste ultime generazioni che si sono trovate a gestire, nell’indifferenza generale, una sessualità precoce e al tempo stesso vulnerabile e minacciosa. La loro domanda non è solo di informazioni sanitarie ma anche di conoscenze sul corpo, il desiderio, il piacere, la relazione con l’altro sesso, le responsabilità individuali e collettive che ogni scelta sessuale comporta.” (Da Psicoanalisi ed educazione sessuale)

Hang the DJ

Non so chi sei è uscito da 6 mesi e mi sta dando molte soddisfazioni, devo dire. Alcune persone mi scrivono che ho contribuito alla loro consapevolezza su questioni sentimentali, altre che si sono riviste nell’utilizzo di certe app e altre ancora non sapevano niente sull’argomento e si sono illuminate leggendo il fumetto. Mi capita raramente, ma capita, che qualcuno mi dica che il mio libro gli ha fatto schifo e quando succede cerco di farmi dire più dettagliatamente possibile le motivazioni, ma ultimamente mi è successa una cosa che non mi era ancora capitata. Un amico di amici mi ha raccontato una sua delusione amorosa avvenuta con una ragazza conosciuta su Tinder e mi ha accusata di essere la responsabile della sua delusione. La sua tesi è stata: tu mi hai convinto ad usarlo e per colpa tua ho conosciuto la ninfomane che mi ha spezzato il cuore. Ci sono molti aspetti personali e psicologici di questa persona che ometterò ma comunque, oltre a farmi una bonaria risata e averlo mandato a quel paese, ho colto l’occasione per riflettere su di me, da dove tutto parte e tutto finisce. Effettivamente in quel preciso momento storico delle nostre vite in cui l’avrei “convinto” stavo proprio disegnando il mio libro a fumetti Non so chi sei ed ero reduce da storie o pseudotali, ragionamenti e pensieri di cui facevo partecipe conoscenti e amici. Mai ricordo di aver costretto o obbligato qualcuno ad utilizzare questa app. Le mie parole ogni volta che qualcuno mi chiedeva consiglio erano: “Prova ma stai attento“. Credo che la mia unica colpa sia stata parlarne e condividere le mie esperienze suscitando, di conseguenza, una estrema curiosità. Oltre a questo, credo, il fatto di accusare me è e resta soltanto un modo per non assumersi le proprie responsabilità rispetto a una storia che, evidentemente, era destinata a finire dal principio ma che, grazie all’ostinato spirito da “crocerossina” che affligge molte persone di ambo i sessi, si è trascinata per un anno.

Ho poi ripensato a una puntata di Black Mirror -HANG THE DJ- che ho visto tempo fa. Non so chi di voi l’ha vista (vi invito a farlo) ma racconta l’utilizzo di una specie di Tinder del futuro, chiamato “sistema”, che è finalizzato a conoscere il “partner ideale” con l’ausilio di un Tamagotchi rotondo che ti informa del tempo che devi passare con una persona (esperienze di 1 anno, 36 ore o anche meno) prima di incontrare il partner giusto. Tutto meraviglioso se fossimo dei robot che non mettono  in conto, emozioni, esperienze pregresse e imprevisti. Infatti i due protagonisti, Frank e Amy, si vedono due volte ma alla terza decidono di fuggire. Il gioco consiste proprio nel far registrare al sistema 1000 simulazioni completate, simulazioni in cui i due partner si sono ribellati al sistema stesso e quindi solo così risultano essere davvero compatibili, ovvero partner ideali.

Mi sono sorte molte domande dopo questa puntata, e se nessuna persona si ribellasse mai? Sarebbe un mondo di gente che vive in un limbo gigantesco di relazioni brevi e fugaci che ti destabilizzano e alla fine cedi per sfinimento (questa è anche la teoria di Amy della puntata di BM). E poi sarebbe davvero una soluzione sapere esattamente il tempo che passeremo con una persona e, in base a quello, scegliere se è il caso di (af)fidarci oppure no? Di affezionarci oppure no?

Credo che per fidarci di qualcuno ci debba essere un giusto  mix di certi, piccoli, misteriosi, avvenimenti, fatti e parole. Anche molta chimica quella sicuro. Ma penso sia sempre sbagliato, dopo, pensare “ho sbagliato a fidarmi”. Siamo buoni tutti così.

Lei: <Un anno, dobbiamo frequentarci per un anno, ma è terrificante!>  Lui:< Ci sarà una ragione…>

Ma la realtà è che non c’è nessun “sistema” e non siamo (ancora) in Black Mirror. Bisogna ancora correre dei rischi, magari anche il rischio di essere felice, anche solo finché dura.

 

 

 

 

Angoulême incoming..

Il 25 gennaio parto per la Francia in occasione del 45esimo festival del fumetto di Angoulême. Questa sarà la 3° volta che ci vado ma, stavolta, sarà molto diverso. Sono  emozionata di ritornare oltre le Alpi anche perché manco dal 2012, da quando ho fatto l’Erasmus a Parigi, convivevo, e non avevo ancora pubblicato niente. Adesso torno in Francia con due libri all’attivo, comunque innamorata, e rappresentata dall’agenzia AM-Book. Si lo so molti autori di libri dovrebbero avere l’editore che li supporta e che dovrebbe riuscire a vendere i diritti del libro all’estero e di norma funzionerebbe così ma io ho deciso di far curare i miei diritti a questa agenzia. I motivi sono molteplici e siccome sono una persona che ama il rischio e le novità penso che in ogni cosa, e prima di giudicare,  bisogna provare dare una possibilità e vedere come va. Insomma se venite anche voi ad Angoulême fatemi sapere, magari ci prendiamo un caffè!

In verità dopo il festival sarò, dal 28 gennaio al 2 febbraio, a PARIGI, ci possiamo vedere anche al vernissage del mio amico Rosario Vicidomini per la mostra FAIRE APPARAITRE il 1 febbraio!

Bisous

(Ecco un po’ di foto della cittadina quando ci sono stata l’ultima volta e avevo l’inverno nel cuore)

 

 

 

 

 

 

BBBconsiglia

Oggi sono sul sito di Bil Bol Bul viene consigliato il mio libro. Sono molto felice di questa cosa perché il festival BilBOlBul è il festival italiano attualmente più importante nel mondo, Ogni anno incontro autori stranieri venuti a Bologna per il festival e mi ritengo stata cresciuta tra le mostre e gli incontri che ogni anno si susseguono. Per me è importante anche perché è organizzato da una delle realtà più importanti di Bologna (che io auspico esserci in ogni città italiana) l’associazione HAMELIN che si occupa di promozione alla lettura, letteratura d’infanzia e laboratori per bambini e adolescenti. Qui il post sul sito

Vorrei condividere con voi anche questo video di una ragazza bolognese che analizza i temi della letteratura Young Adult.  In questo ultimo video sviscera lo SLUT SHAMING. Se non sapete cos’è vi conviene ascoltarla e seguite il suo canale youtube!!