Come ci si propone a un editore di fumetti?

Questa è una domanda che mi viene fatta spesso da autrici e autori esordienti. È sconvolgente come ancor prima di sapere “cosa” proporremo ci si chiede il “come”. Proverò, con questo articolo, a rispondere e a dare qualche consiglio in base alla mia esperienza.

Esordire nel mondo del fumetto oggi è tanto facile quanto complesso. Sia chiaro fin da subito: Scegliere di lavorare per e con un editore (o editrice), oggi, non ci assicura né soldi, né successo. Questi sono falsi miti, molto nocivi, da sfatare in ogni modo. Ti faccio un esempio: Quanti bambini conosci che sognano di diventare come Maradona (pace all’anima sua)? Quanti lo diventano poi davvero? Diventare come Maradona che significa? Diventare un semplice calciatore? (ci si può provare e magari giocherai per tutta la vita in serie B. Diventare il più bravo di tutti e guadagnare un sacco di soldi? (Anche questo oggi è probabile ma un po’ più difficile e complesso) oppure, diventare come Maradona, vuol dire entrare a far parte della storia del calcio esattamente come lui pur non avendo il suo stesso vissuto e il suo bagaglio psicologico e background culturale che lo ha reso ciò che è stato? Questo, converrai con me, è del tutto impossibile. Ma non diventare come Maradona (o come il disegnatore più bravo di tutti a cui ti sei ispirato quando hai iniziato a fare fumetti) non è necessariamente un male e scoprirai di avere la stessa dignità di esistere e la capacità di portare qualcosa di buono, su questo pianeta, durante il tuo passaggio.

Autoprodursi per iniziare

ovvero mostrare la tua professionalità nel portare avanti un progetto e concluderlo.

Odio chi usa l’autoproduzione soltanto come trampolino di lancio verso l’editoria tradizionale. La sciatteria di alcuni prodotti stampati è palpabile e per nulla piacevole. Autoprodursi un albo, una fanzine, un portfolio significa fare ricerca cartotecnica, capire la rilegatura migliore da usare, impostare la grafica, capire come stamparla, come promuoverla e distribuirla. Autoprodursi significa capire prima tutto un mondo, quello del libro, e della filiera editoriale.

Nell’autoproduzione tutto conta e contribuisce a costruire dei significati: il formato, la carta, l’impaginazione. Serve a far comprendere, e testimoniare, che tu conosci e comprendi tutti i ruoli che gravitano attorno a un prodotto stampato.

Fare autoproduzioni prima di esordire con un editore, personalmente, mi è servito a mostrare non solo le mie capacità narrative e qualitative del fumetto in sé ma dimostrare quanto ne sapessi sul “fare” un libro o una maquette, e portare a compimento un progetto. Grazie alla promozione dell’autoproduzione, poi, ho tessuto la mia prima rete di conoscenze, di rapporti importanti, il mio primo network di creativi e creative che mi sostengono e supportano ancora, nonostante siano passati molti anni. Questa rete si rafforza soprattutto nei festival non solo di fumetto ma anche di media e piccola editoria, festival indipendenti e nelle più svariate occasioni dedicate alla cultura INDIEpendente.

Il mio autore di fumetti preferito, Adrian Tomine, iniziò autopubblicandosi degli albetti spillati nel 1991. Da allora fu notato da una grande casa editrice nord-americana ma, come si legge nel suo ultimo libro pubblicato in Italia da Rizzoli-Lizard La solitudine del fumettista errante, la sua carriera non fu proprio lastricata di successi e riconoscimenti “canonici” e dal mondo del fumetto più classico.

Domande da farsi

nel mentre che si promuove la propria autoproduzione sarebbe utile guardarci intorno e farci delle domande.

Per esempio all’inizio mi domandavo spesso quale editore potesse essere il più giusto per me. O meglio mi chiedevo dove mi sarebbe piaciuto crescere, in quale scuderia e con quale progetto. Negli stand, durante le fiere, studiavo i cataloghi e i libri esposti e mi chiedevo: Mi piacciono questi libri che pubblica editore X? La mia storia va bene per questo tipo di catalogo? E last but not least: A chi può interessare la mia storia? Chi la leggerà?

Se la risposta era “solo a me” desistevo e continuavo a fare autoproduzioni.

A un certo punto ho smesso di farmi tutte queste domande e di struggermi su di esse e mi sono messa a disegnare e basta la storia che volevo raccontare. Ho scritto un soggetto, messo insieme 10 tavole decenti, impaginato stampato e piegato una piccola maquette e, ad una fiera di illustrazione, mi sono proposta a un piccolo editore. Mi sono proposta con un progetto perfetto per una certa collana di un certo editore che faceva per lo più albi illustrati, non fumetti. Così ho pubblicato il mio primo libro, a fumetti, con un editore che non mi sarei mai aspettata e che non era dal principio nei miei “radar”.

Mai mi sarei aspettata quella mail di interessamento 6 mesi dopo quella famosa fiera. Ho avuto pazienza, ho aspettato e non sono stata pressante. Forse è stato anche questo che ha contribuito al loro interesse?

Bisogna avere pazienza, come i chioschetti al mare.

Sei l’editore giusto per me

esiste l’editore giusto per un certo tipo di progetto ma non esiste un progetto che vada bene per tutti gli editori.

A questo punto un editore (o editrice) ti ha detto che vuole lavorare con te, ottimo, è quello giusto! È proprio l’editore per te! Ora cosa fai? Gli dici grazie? Gli baci i piedi perché ha scelto di pubblicarti e quindi di darti quell’occasione che tanto aspettavi?

Assolutamente no.

L’editore è un imprenditore e come tale ha bisogno di contenuti sempre nuovi e cerca quelli più interessanti su cui investire una parte, limitata, del proprio tempo ed energie (e risorse economiche non dimentichiamolo) per migliorarle e accoglierle nel proprio catalogo. Tu sei un artista che ha la materia prima, ok, ma non campi di sola aria. Mostrarti riconoscente va bene ma non arrivare al limite del servilismo. Non pagare mai per pubblicare ma anzi scappa a gambe levate da chi vuole imbrogliarti.

Sei un professionista che offre i suoi servizi e la sua conoscenza al servizio di un imprenditore che si impegna a produrre un oggetto, a promuoverlo e a venderlo.

Ci sono dei parametri che all’inizio (almeno al primo libro) non si notano ma che diventano sempre più importanti e fondamentali con il passare del tempo e sono: Chi farà l’editing del mio libro? Ovvero chi lo leggerà e, insieme a me, costruirà il senso finale della storia che voglio raccontare? Mi posso fidare di lui? Ha il mio stesso obiettivo o lavora contemporaneamente su altri 50 titoli e non riesce a darmi l’attenzione di cui ho bisogno e che cerco?

L’editing è un aspetto della pubblicazione che dobbiamo esigere ed essere consapevoli, e dispost*, ad accettare il cambiamento e il confronto della nostra idea originale. Personalmente tendo a dubitare e a diffidare da chi vuole pubblicarmi senza un forte lavoro di editing.

Contratti e retribuzione

Non esiste un listino, ma in Italia nel 2020 per un libro di 180 pagine, non importa se a colori o bianco e nero, parte da un anticipo sulle royalties di 500 euro per un esordiente fino a 6.000 per un professionista.1

La comunicazione in tutte le sue forme, verbali o non verbali, è importante. Bisogna mescolarla a una buona dose di empatia che significa avere, anche in maniera minima, la previsione di ciò che l’altro può dirti. Questo fa sì che tu possa prepararti psicologicamente ed emotivamente così da non avere reazioni spropositate o irruente. Si può contrattare su tutto. Se leggi un contratto con delle clausole che non capisci o che ti sembrano inaccettabili chiedi per cortesia di rivederle o di fartele spiegare. Chi pubblica libri è una persona come noi. Con la giusta cortesia e gentilezza si può ottenere tutto ma se non chiedi è difficile ottenere qualsiasi cosa.

Riguardo ai contratti c’è una micro guida illustrata che si può scaricare gratuitamente qui (In Francia esistono LA CHARTE e ADAGP che propongono tutta una serie di iniziative per aumentare consapevolezza e sostenere i/le professionisti/e del mestiere)2 che ti aiuta nel difficile compito della contrattazione e ti mette in guardia da alcuni “pericoli”. Molto utile.

Guida de La charte.

Non confondere i piani

l’editore è un imprenditore, prima di tutto, e lui è un tuo cliente. Il suo lavoro, senza di te che disegni, non esisterebbe. Abbi ben chiaro questo fatto. Pubblicare è uno scambio di reciproci interessi NON UN FAVORE.2

L’empatia ti aiuta a capire prima di tutto che tipo di persone hai davanti, ma devi capire anche tu che tipo di persone ti piacciono. Questo lo impari con l’età, con l’esperienza, e intessendo relazioni buone basate sul rispetto e la fiducia. Più hai chiaro nella tua testa quali sono i tuoi interessi e obiettivi finali meglio potrai vivere la collaborazione, ti lascio comunque un elenco di consigli sempre utili in ogni caso.

  • Chi ti da lavoro non è un tuo amico e non sempre chi è un tuo amico ti darà un lavoro (o non necessariamente ti troverai bene anche sul lavoro con una persona con cui hai un rapporto di amicizia)
  • Non essere riottosa o riottoso, non ne vale la pena.
  • Le persone non ti leggono nel pensiero, spiegati e fai valere il tuo punto di vista.
  • Verba volant, scripta manent (Contratto o mail hanno valore legale)
  • Un autore molto famoso tempo fa mi disse:”Usa gli editori per i tuoi scopi. Loro ci mettono stampa e distribuzione, tutto il resto lo devi fare tu”. Se ormai il mercato è diventato questo il mio “plus” diciamo è che almeno l’editore usi bene i social e sia consapevole del suo ruolo sociale di diffusione di messaggi e significati. Preparati a fare un ulteriore lavoro di promozione di te stess* e fallo bene. Sei l’ultima cosa che ti rimane.
  • Se a te va male augura sempre e comunque il meglio agli altr*. Puoi mette in guardia dei tuoi amici da quello o quell’altro editore ma sappi che le tue esperienze non saranno mai uguali a quelle degli altri.
  • Il Karma esiste.
  • Prendi ogni cosa con la dovuta distanza. Non sentirti sempre coinvolto emotivamente. Vivi la vita con filosofia e con la giusta leggerezza.

Ultima cosa: Ci saranno tante cose che non andranno, che non funzioneranno, che potrebbero non piacerti o che troverai ingiuste o semplicemente ti aspettavi “diverse”. Accettale e mettile nella tua cassetta degli attrezzi del mestiere. Ti serviranno per non commettere gli stessi errori. Perché il nostro lavoro ci piace ma non vogliamo certo che sia fonte di ansia, frustrazione o dispiaceri, vero?

Non dimenticarti di te e della tua dignità.

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