Processo creativo


Ogni volta che consegno un libro è come se avessi un micro lutto. Fare gli aggiusti per l’edizione francese è prolungarne di un pochino la sofferenza però poi quando mi guardo indietro penso che tutte quelle ore spese sono state fruttuose. Questo per dire che ho finito il mio quarto libro da autrice completa e penso ormai di essermi fatta un’idea su come funzioni il processo creativo che accompagna la nascita di una storia a fumetti. Ho conservato tutte le penne scariche e gli strumenti con cui ho realizzato questo e i miei altri 3 libri con l’idea di buttarle una volta finito ma ho cambiato idea. Conserverò ogni penna scarica così un giorno potrò tuffarmici dentro come facevo da piccola nella vasca delle palline oppure lanciarle in aria e farmele ricadere sulla faccia tipo coriandoli 🌈💥Insomma a settembre se siamo fortunati potrete leggere una #graphicbiography sulla vita del pittore Francis Bacon per Centauria.

Ogni volta, però, che devo rispondere a domande sul come realizzo o penso a un fumetto ribadisco sempre che un fumetto non nasce mai da solo e all’improvviso. Una storia nasce, e si forma, grazie ad una somma di riflessioni e di conflitti (interni o esterni). Nasce in reazione, in contrapposizione o in risposta a delle domande che ci facciamo o che ci vengono fatte e su cui il nostro cervello fa dei ragionamenti. Questa è la mia linea generale, sia quando realizzo storie che voglio fare sia quando decido di accettare una commissione.

Per me ciò che infonde valore aggiunto a un libro a fumetti è quando rispecchia la curiosità, le ricerche e la passione di chi lo scrive e disegna. Un rischio nel realizzare storie è quello di restare autoreferenziali. Raccontare sempre e solo della nostra vita o del nostro “mondo”, da una sola prospettiva, senza l’aspirazione di essere universali e di arrivare a quante più persone possibili. Per affrontare questo rischio è bene porsi sempre delle domande e mettersi dalla parte del lettore piuttosto che del solo autore che ha l’urgenza di esprimersi. Io faccio questo esercizio: Mi metto nei panni di una lettrice (o lettore) cattivissima e molto critica verso tutti e immagino il suo giudizio e cerco di rispondere alle domande più spinose che potrebbe rivolgermi. Poi quando ho risposto bene a tutto mi metto dalla parte di un lettore (o lettrice) più benevolo, così bilancio sia gli aspetti negativi che quelli positivi e faccio una media. Se la media mi soddisfa vado avanti e non sono soddisfatta cerco di smussare la storia, il disegno o qualsiasi altro aspetto sul quale il mio lettore tipo potrebbe criticarmi oppure su qualcosa che io stessa non riuscirei a giustificare.

Cerco di pensare sempre alla vita futura del libro mettendomi nei panni di chi lo avrà tra le mani. Penso alle opinioni e ai giudizi che riceverà ma questo non deve essere in alcun modo un freno bensì una spinta a fare sempre meglio e ad avvicinarci, quanto possibile, ad una nostra idea di perfezione e di concezione della nostra realtà. Il valore di circondarsi da menti creative, che fanno anche cose differenti dalle tue, per me è molto importante. Vivere nel mondo confrontandomi e aprendomi alle possibilità, alle esplorazioni, ti fa cambiare la percezione su tutto e a volte ti amplia gli orizzonti. Questo vale anche a livello tecnico. Non bisogna fermarsi a saper realizzare tecnicamente qualcosa. La formazione di un’opera qualsiasi parte prima di tutto dalla mente. Ho dedicato al mio processo creativo, in particolare di quest’ultimo libro, alcuni video su youtube che spero possano tornarvi utili.

Successivamente la struttura (e scrittura)

E anche il moodboard:

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