Quanto costa il lavoro degli illustratori

Ma i fumettisti quanto si fanno pagare? Parliamo di soldi

Ho aspettando tanto ad affrontare questo argomento in maniera approfondita sul mio blog e durante queste vacanze estive mi ha incoraggiata una volta per tutte uno degli ultimi video di Frannerd che ha trattato con non poco disagio l’annosa questione dei SOLDI.

Di quando dovrebbe farsi pagare un illustratore e graphic novelist per il suo lavoro e tutte le cose che una persona pensa quando deve dare un “prezzo” al suo lavoro.

Se non conoscete Fran Meneses è il momento buono per recuperare i suoi video, i fumetti e iscrivervi al suo canale Patreon. Francisca è di origini cilene ma vive a New York, a Brooklyn precisamente, ed è una delle poche professioniste con cui riesco a empatizzare fortissimo. Il video che ho visto quest’estate e che mi ha ispirata molto è questo che trovate qui sotto. Vi invito anche a non trascurare la descrizione in cui lei ha messo molti link utilissimi!

Partiamo dalla suggestione che Fran da all’inizio del video. Le non sa se è il momento giusto per parlare di soldi visto che, causa Covid19, qualcuno ha perso il lavoro, altri faticano a trovarlo e altri ancora sono costretti ad abbandonare la vita da freelance per tornare dipendenti.

Lei è stata spronata dal fatto che in USA molti creativi hanno deciso di condividere quanto sono stati pagati per le loro opere su twitter e anche i suoi follower l’hanno incoraggiata a parlare di questo argomento.

Il tabù dei soldi

Come lei afferma, e come anche io penso da quando ho iniziato a fare questo lavoro, c’è una sorta di tabù attorno al valore di un’opera e al fatto che un’opera di ingegno artistico deve essere pagata in maniera adeguata.

Questo video mi ha fatto ragionare molto anche su quanto noi illustratori e fumettisti italiani ci facciamo pagare veramente poco e sotto la soglia del salario minimo.

Ci lasciamo molto influenzare dal fatto che, facendo un lavoro che ci piace, soffriamo della sindrome dell’impostore e cadiamo nelle trappole di chi ci dice: Dai tanto ti diverti, che ti costa?

La motivazione spesso è associata al fatto che illustratori e fumettisti italiani hanno tutti un “primo lavoro vero” con cui riescono a pagare le bollette e il mestiere del disegnare a tempo pieno resta un privilegio per pochissimi, o almeno quelli che sanno dire di no alle offerte a ribasso o addirittura a lavoro non retribuito. Penso sia inutile nascondersi questa amara verità.

C’è anche il grosso pregiudizio per cui se con l’arte ci vivi e riesci a guadagnarci questa perde automaticamente il suo valore e diventa una cosa sporca. Spesso chi si lascia andare a queste affermazioni è il primo che monetizza, e anche molto bene, sulle sue opere.

Creare un listino prezzi da illustratore

Crearsi un listino prezzi è una buona operazione di partenza. Fate un bilancio del tempo che impiegate e dello sforzo che ci mettete.

Datevi un prezzo (non troppo basso altrimenti state svendendo e svalutando sia il vostro lavoro che quello dei colleghi/e) per ogni tipologia di illustrazione che vi troverete ad affrontare.

Per esempio le scontornate hanno prezzo X, pagine grandi al vivo altro prezzo, e via discorrendo. C’è da dire che sul versante pricing per gli illustratori l’associazione Autori di Immagini si da molto da fare creando anche molte occasioni di confronto e dibattito come è stata l’iniziativa PRICE IT RIGHT! molto interessante e che offre spunti davvero concreti.  Oltre a molti freelance che su Youtube creano video a tema che trovo molto utili come questo di Marco Goran Romano.

Fumettisti, forfait e royalties

Per i fumetti il discorso è sicuramente più complesso e variegato

Se per le illustrazioni si può stabilire un prezzo orario o a singole illustrazioni che andranno a comporre il libro, per i fumettisti la faccenda si complica. In Italia se parliamo di fumetto ovviamente ci vengono in mente i fumetti popolari come Tex e Dylan Dog pubblicati da Sergio Bonelli. Questi albi composti da 94 pagine che escono ogni mese vengono pagati a pagina, ma l’aria sta cambiando anche in questo settore che sembra essere quello più redditizio (e impiegatizio).

Fino al 2019, per un autore con esperienza che lavorava su queste due testate, che sono anche quelle che vendono ancora molto in edicola, il prezzo a pagina si aggira sui 215 euro lordi (180 netti).

Per un esordiente si passa a 180 euro lordi a pagina e per altri disegnatori storici, e con più esperienza, il prezzo può arrivare anche a 500 euro.

Questo però non vale per i prodotti sperimentali destinati alle librerie dove, invece, il compenso diventa a forfait sui diritti d’autore che si chiamano royalties (che affrontiamo tra poco con le graphic novel). Per la Disney penso che il discorso sia simile e cambi poco.

Sicuramente i prezzi delle illustrazioni e dei libri a fumetti variano in base al paese di riferimento.

Il compenso per le graphic-novel invece, che sono libri a fumetti autoconclusivi, partono da una base di 300 euro per un esordiente fino a 12k euro se sei un po’ più famoso.

Ora non ha senso mettersi a confronto con gli altri paesi perché appunto ogni paese ha una tradizione del fumetto diversa. Per esempio in Francia che il consumo di fumetti è molto più ampio che in Italia gli autori vengono pagati molto bene perché vendono altrettanto bene. Ma il livello mondiale dei prezzi sta scendendo parallelamente al calo delle vendite un po’ ovunque visto l’emergere di ben altre industrie di intrattenimento. Valgono comunque molte cose che ho già trattato nel mio video anticipi bassi.

Le trattative

Gli anticipi sulle royalties sono frutto di trattative private e del tutto personali e dipendono dal grado di esperienza ma anche dalla quantità di follower

L’anticipo sulle royalties non è altro che il compenso che l’editore versa ad ogni autore per i diritti di pubblicazione dell’opera. Coperto l’anticipo (e cioè vendute tante copie da coprire i soldi ricevuti) l’autore riceverà ogni anno una cifra in percentuale (dal 3 al 10% sul prezzo di copertina) su tutte le altre copie del libro vendute. Questi anticipi variano moltissimo e sono definiti da tantissimi aspetti (compresi quelli di cui sopra). Per ogni approfondimento nel campo dell’editoria nello specifico il mio consiglio è sempre quello di informarvi e adattare ogni cosa al vostro capi specifico.

Altro argomento tabù sono gli artisti che emergono dai social e acquisiscono un grosso seguito online che poi decidono di confrontarsi con l’editoria tradizionale. Questa cosa non è rara nell’editoria, si vedano i libri degli YouTube, dei cuochi delle trasmissioni televisive e i libri dei Vip della tv. Una riflessione che faccio spesso è che attualmente molte persone si approcciano al fumetto proprio su Instagram per cui pensano che il fumetto sia solo quello lì.

Ma la velocità su Instagram serve a farsi conoscere, a costruire una community, ma i soldi? Da dove arrivano i soldi? Se lo stanno chiedendo anche molti fumettisti pubblicati nell’antologia “Sporchi e subito” curata da Fumettibrutti (tra i miei artisti artisti preferiti di Instagram.

Non si può ignorare, a mio avviso, la richiesta lapalissiana – e che sempre più conquista spazi nei dibattiti pubblici – di riconoscere un valore economico al lavoro creativo ed intellettuale: è il tema che monopolizza le pagine del racconto ‘manifesto’ disegnato da Yole ‘Fumettibrutti’ Signorelli. 

Tonio Troiani su Fumettologica

Penso che chi vuol far fumetti oggi debba essere consapevole non solo della propria creatività ma anche dei canali che utilizza.

Ad oggi il fatto di avere già una community di riferimento, che ti segue e ti legge con piacere è una parte importante del lavoro che non può prescindere dall’opera.

Bisogna anche uscire dall’autocommiserazione del “se non sei triste e non ti struggi per la tua arte allora non meriti di aver successo e di guadagnare”. Questa è la frase che ho spesso sentito sia dentro che fuori di me, ma è solo un sintomo della sindrome dell’impostore che ci affligge. Questo “ricatto morale” è anche quello che, ho un po’ l’impressione, affligga ancora molti giovani fumettisti. Spero che comunque tutti quanti, a un certo punto, impareremo la magica arte della trattativa e ci faremo pagare per quel che valiamo.

La negoziazione dei compensi non è una qualità innata ma si deve imparare e di conseguenza qualcuno te la dovrà pur insegnare.

La capacità di negoziare si allena e si esercita quanto più noi siamo fortemente consapevoli del nostro mestiere e dell’importanza che abbiamo. Purtroppo un deficit delle scuole di illustrazione e di fumetto è che questi aspetti vengono sempre troppo trascurati lasciando gli allievi al loro destino e dando solo dei consigli sommari delegati all’esperienza del docente che gli capita. Insomma in questo settore, e non solo in Italia, non ci sono degli standards e ognuno si arrangia come può. Come nel Capitalismo di Libero Mercato.

“Our industry doesn’t have a standards, so let’s set one”

Nilah Magruder

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