I palloni gonfiati


Caro diario, sono i giorni che precedono il Salone del libro di Torino e ho deciso di affidarti alcuni pensieri e preoccupazioni che ho al riguardo visto che troppe persone a cui dico che vado mi rispondono: Ah vai dai fascisti allora! Oppure mi sento dire che la posizione di andare è piuttosto “paracula”.

Respiro 1… 2… 3… Inspiro e scrivo.

Questa cosa che viene detta, scherzando o meno, mi dà molto, molto fastidio e mi sembra molto avvilente, riduttiva e irrispettosa nei confronti dei tanti lavoratori dell’editoria che saranno presenti (volenti o nolenti). Ma io, che penso con la mia testa, sarò libera di fare un po’ quel che mi pare oppure se non decido di “boicottare” sono per forza collusa? Purtroppo i fascisti questo fanno: dividono, sporcano, imbrattano e insultano tutto ciò che toccano. Ora stanno sporcando non solo il Salone del libro (che ha un programma ricco e ben fatto) ma autori (che per un motivo o per un altro si troveranno ad andare o che si trovano nelle condizioni di non potersi permettere di ritirarsi) e tutto un intero mondo editoriale che, con tutti i suoi difetti, non aveva bisogno di dividersi ulteriormente proprio su questo. Tutto ciò mi getta in un grande sconforto e mi occupa la testa. Sto leggendo le posizioni di chi boicotta e le comprendo profondamente (Sia chiaro: se avessi il seguito e il peso degli autori che hanno boicottato l’avrei fatto anch’io.) ma non le condivido in maniera assoluta e a prescindere, nel mio caso. Non mi piacciono i dogmi o quando qualcuno mi dice qual è la cosa giusta da fare. (Qui potete leggere alcune posizioni dei vari intellettuali e tutta la vicenda riassunta.) Non smetterò di leggerne libri e non stimerò di meno quelle persone ma odio dovermi sentire in difetto anche quando la pensiamo allo stesso modo solo perché non condivido le stesse scelte. Non mi sento un cane di pecora ed è assurdo dividersi su come è meglio fare l’antifascismo. Vedo reazioni scomposte e inadeguate. Mi sento imbarazzata per chi non riesce ad essere lucido in questi momenti. Per quanto mi riguarda il mio impegno politico è riscontrabile in ogni libro che faccio. Non da ultimo quello per bambini/e Io sono Mare. I palloni gonfiati altro non sono coloro che, con la violenza, ti impediscono di diventare ciò che sei e di sentirti libero. Proprio come fanno i fascisti e tutti quelli che “o fai così o sei fuori”. O come quelli del congresso delle famiglie che vogliono limitare le libertà altrui.

Per quanto mi riguarda ho sempre diffidato dai “grandi festival” che, pur dandoti visibilità, raramente aggiungono qualcosa alla tua vita da autore. Ce ne sono pochissimi che ti fanno crescere, che ti mettono in relazione con figure con cui intraprendi un dialogo o un’amicizia ma perlopiù queste realtà ti fagocitano e basta. A me piacciono i festival minuscoli dove magari dormo a casa dell’organizzatrice che si sfoga davanti a un bicchiere di vino alle 3 di notte. Mi piacciono e vado volentieri in tutte quelle librerie indipendenti che mi prestano i libri quando ne ho bisogno e trovano e mi consigliano sempre quello che cerco. Odio il conformismo e preferisco iniziative indipendenti che “accendono micce”. Lungi da me demonizzare comunque le grandi manifestazioni ma più ti fai grande più hai bisogno di capire chi sei, dove ti collochi nel mondo e cosa vuoi comunicare (questo vale non solo per i festival). Perché una manifestazione più si ingrandisce e più deve perdere la sua identità? Dove sta scritto? Perché un festival (o qualsiasi altra cosa) deve, suo malgrado, includere elementi divisivi o altrimenti non è democratico? Perchè non si coglie mai l’opportunità morale, quando si diventa grandi, di influenzare positivamente l’opinione generale? Ah si forse una motivazione c’è: la politica. Perché purtroppo nel caso di questo festival i comitati sono due: quello artistico (che crea il programma eventi) e quello di indirizzo che prevede la vendita degli stand. Purtroppo è stato il comitato di indirizzo a fare il merdone e, guarda caso, all’interno di questo comitato ci sono la regione e il comune (ultimi aggiornamenti dicono che hanno fatto un esposto in procura) + AIL e AIE di cui mi stupisco tantissimo. Bisogna assolutamente chiedere conto a questo comitato del perché di questa scelta e non ci si può nascondere dietro al fatto che sono tutti ben accetti purché paghino. Non va bene. Io non giustifico assolutamente la scelta del Salone, che mi fa ribrezzo e spavento, ma scelgo di occupare uno spazio (non di condividerlo) per non lasciar tutto il campo libero a delle idee reazionarie e violente.

Un atteggiamento che mi fa imbestialire ancora di più è quello garantista: “Ma come non vuoi dargli uno spazio? Ci devono essere pure loro altrimenti non sei davvero democratico.I garantisti di chiunque mi fanno imbestialire. Io ora risponderò sempre parafrasando il detto “la mia libertà finisce dove comincia la vostra” con: La mia democrazia finisce quando inizia il tuo fascismo.

Perché non vorrei mai che la mia libertà finisca dove inizia quella di 4 stronzi nel rompermi i coglioni. (scusate se la tocco pianissimo)

Poi mi chiedo: perché creare una casa editrice proprio per divulgare (anche nelle scuole) contenuti antistorici e propagandistici? Ci sono tanti libri di tanti personaggi “scomodi” che hanno scritto e pubblicato liberamente le loro idee antistoriche per grandi gruppi editoriali, perchè lamentarsi che “non c’è libertà”? Che poi è paradossale se si pensa che chi si lamenta di non avere libertà è un movimento che da quando è nato la libertà l’ha sempre tolta. In un paese normale non esisterebbe neanche una casa editrice come quella, che non voglio nemmeno nominare, visto che fa palesemente apologia di fascismo. Vedremo questo esposto della sindaca e del presidente di regione dove andrà a parare.

Comunque io andrò al salone per 2 motivi: il primo è che terrò l’ultimo incontro con la classe che mi ha adottata per l’iniziativa “Adotta uno scrittore” (ho raccontato qui la mia esperienza) in una città vicino Torino venerdì 10 e il secondo (e principale motivo) è che si terrà un incontro finale al bookstock village ore 13:00 con tutte le classi che hanno partecipato e sarà un’ottima occasione per ribadire tanti concetti che non bisogna mai dare per scontati. Io prendo posizione. La mia posizione è questa. In rispetto ai tanti bambini e bambine coinvolte. Se girerò per i padiglioni lo farò con questo simbolo attaccato in petto.

Fondamentalmente io “rivendico il diritto a farmi i cazzi miei, ma so che quel diritto è tutelato solo se nel frattempo la vita del paese non finisce in mano ai fascisti.” Rileggete questo post di Daniele Zinni del 2018 in cui scriveva della sua partecipazione a una manifestazione a Milano dopo i fatti di Macerata e vi sentirete rincuorati.

Mi rode molto il fatto che comunque questa gente abbia ottenuto le uniche due cose che poteva ottenere: La divisione in schieramenti da tifoseria all’interno di quel mondo “intellettuale” che disprezzano e la (fin) troppa pubblicità. Spero che questa sia davvero una buona occasione per riflettere sullo stato e sul ruolo dell’editoria oggi (sopratutto nel mondo del fumetto, degli editori di fumetti e delle fiere del fumetto)

Comunque la pensiate ascoltate anche le parole di Valeria Parrella e fatevi qualche domanda in più, sempre. https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XNAiU-SwUu4A0cEp . Purtroppo la democrazia è anche questa: combattere per tenere liberi gli spazi liberi.

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