Graveyard Kids e il manga tutto italiano

Parlare del primo fumetto lungo di Davide Minciaroni, pubblicato da edizioni BD (progetto Next) e uscito il 23 settembre, è difficile ma ci proverò!

Davide Minciaroni e Doner Club

Davide Minciaroni è nato a Perugia nel 1994 ma vive a Bologna dove ha frequentato il corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti, come me. Nel 2015 fonda insieme ad altrə il collettivo Doner Club. Nel 2017 inizia ad autoprodursi la prima versione di Graveyard Kids in albetti fotocopiati. Vince nella categoria Miglior serie dal tratto non realistico, il Premio Micheluzzi del Comicon 2018.

Fin dalla fondazione dei Doner club ho seguito con interesse le loro pubblicazioni, all’apparenza sgangherate, e tutti loro sembrano usciti dall’ MTV Unplugged in New York dei Nirvana del 1993. Li guardavo e pensavo: Cazzo come si divertono questi giuvinastri.

Le loro produzioni trasudano sapienza, spensieratezza e allo stesso tempo cura dello spirito Do It Yourself. Insomma una boccata d’aria fresca in un ambiente pieno di vecchi telamoni come il fumetto italiano. Vi consiglio di recuperare anche i volumi di Dario Sostegni e Roberta Scomparsa (una delle pochissime italiane ad essere pubblicate sulla prestigiosa rivista NOW di Fantagraphics Books Inc) pubblicati da Canicola edizioni.

Shōnen, shōjo, seinen e underground

Come lui, e come me, la maggior parte delle persone nate tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90 ha subito il fascino dei manga importati e tradotti. C’è da dire che i manga non sono tutti uguali. Per farla breve si possono suddividere in 3 macro categorie, non generi, che indicano per convenzione i target demografici di riferimento. Questa suddivisione non è per nulla rigida e anzi va sfumandosi sempre di più. Vediamola insieme:

Shōnen (fumetti riferiti a un pubblico maschile a partire dall’età scolare fino alla maggiore età) prevalentemente con storie di azione e di battaglie (Battle). Il battle si focalizza sui combattimenti e la trama si snoda in una serie di prove in cui i protagonisti vengono continuamente messi a dura prova. Proprio in questo in questo filone si inserisce il fumetto di Davide di cui parlerò più avanti.

Shōjo (indirizzati principalmente a un pubblico femminile, a partire dall’età scolare fino alla maggiore età). Fino alla fine degli anni sessanta gli shōjo manga sono stati creati soprattutto da autori uomini (uno fra tutti Osamu Tezuka) per poi essere disegnati principalmente da donne. Le autrici più importanti sono: CLAMP (X, Magic Knight Rayearth, Card Captor Sakura), Naoko Takeuchi (Sailor Moon) e Ai Yazawa (Cortili del cuore, di cui ho parlato anche in un articolo sul mio blog).

Seinen (La definizione indica genericamente un uomo adulto non ancora indipendente o non ancora integrato nel mondo del lavoro. Spesso utilizzato per gli universitari e i giovani uomini). Di questa categoria fanno parte i manga “maturi”. Gli anime e manga seinen trattano tematiche complesse, il più delle volte molto serie, importanti e particolarmente sviluppate sul piano psicologico, con uno stile grafico ricercato. Il gekiga è una sottocategoria, che significa letteralmente “immagini drammatiche” sviluppatosi negli anni sessanta grazie a Yoshihiro Tatsumi.

L’underground invece, (a cui ho dedicato la mia tesina con cui mi sono diplomata al liceo) non è un genere ma un attitudine. Diventa un genere quando viene declinato in base ai paesi e ai campi artistici. Prendiamo l’Italia dove la coda lunga delle riviste underground è molto forte. Il periodo fondamentale in cui si sviluppa l’underground italiano è tra il 1967 e 1977 e le testate di riferimento, dove tantissimi giovani fumettisti hanno fatto gavetta, erano: Re Nudo, Cannibale e Frigidaire (su cui sono stati lanciati personaggi come Ranx Xerox e autori come Pazienza, Tamburini, Mattioli).

Da qui, passato il bel tempo delle riviste e dell’underground, ciò che ne erediterà lo spirito dissacrante saranno le varie fanzines musicali, letterarie e a fumetti.

Zuppa di Graveyard Kids

Sono proprio le fanzines a sopravvivere e a farla da padrone in tutte quelle occasioni di festival sotterranei da cui sono emersi tanti talenti. Purtroppo gli spazi spazi politici e intellettuali dove un giovane autore può esordire e farsi le ossa scarseggiano.

Ultimi baluardi restano alcuni eventi dove, non a caso, Davide e il suo gruppo sono sempre presenti: Afa, BORDA!fest, CRACK! Festival indipendenti attorno ai quali si creano micro-comunità interessate alle arti visive e a dire le cose in un modo nuovo e inedito. Mettendosi alla prova su albetti autoprodotti che ci si disegna e ci si stampa da soli.

Ho voluto chiarire il background di questo giovane autore perché penso sia importante per capire le influenze e lo spirito che muove la sua mano e quella di molti suoi coetanei che scelgono di utilizzare gli stilemi del manga giapponese nel contesto occidentale ma con uno spirito più underground e DIY che mai.

Per gli autori di questa generazione, orfana di riviste su cui fare palestra e sperimentazioni narrative, l’underground e il ritorno ad albetti autoprodotti sono il giusto ambiente dove sviluppare una propria voce originale, mettersi alla prova sulle cose che ci piacciono e con cui siamo cresciuti. Senza la dittatura del formato da “graphic-novel” più facilmente collocabile nelle librerie. Ma per degli autori la cui collocazione è difficile fin dal principio non resta che scoprire il piacere di una storia sviluppata e portata avanti con l’ampio respiro della serialità, pubblicata da editori coraggiosi che scommettono su autori da un appeal difficile. Infatti questo di Graveyard Kids è il 1 volume di 3.

Questo volume, nato tra le pagine colorate fotocopiate, ne è la prova. Raccontato bene, disegnato da paura, in cui lo Shōnen e l’underground si accoppiano generando mostriciattoli inquietanti e bellissimi.

Mentre leggevo Graveyard Kids mi sono tornate alla mente alcune scene dei ragazzini del manga Fortified school di Narumi e Hiromoto che leggevo da adolescente. Si amici la vera notizia che sto per darvi è che gli Shōnen non li leggevano solo i maschi. I miei preferiti: Gantz, Berserk, Alita e Dna2. In pratica dei picchiaduro disegnati che alternavano scene di battaglia a problemi emotivi interiori e drammi esistenziali. Proprio come nei miei manga preferiti Minciaroni mescola battaglie all’ultimo sangue a momenti di tenerezza e gioia pura il tutto accentuato da facce pupazzose, linee cinetiche, vignette oblique, prospettive vertiginose e fantastici retini. (Provo un affetto incommensurabile per i retini e mi commuovo ogni volta che li vedo).

La storia di base è molto semplice: Per colpa di equivoci e affronti insormontabili due bande di bulli (chi più chi meno) di una scuola media sono destinate a combattersi e ad affrontarsi. Seguiamo le vicende di Abdul, Zucco, Rob, Chico, contro la banda rivale di Bill e i suoi compari. Ci sono costantemente piccole e grandi sfide da superare, come quella con il vecchio di merda Mortymer. Mi ha fatto molta tenerezza Fratellino che (per fortuna) non ascolta mai Rob e lo scherzo a Giovannino (ho portato anche io quel tipo di apparecchio ai denti e ho provato un brivido freddo guardando la scena disegnata su doppia pagina).

E poi c’è la storia d’amore tra Bill e la dolce Lule. Spero che nei prossimi volumi di Minciaroni ci sia più azione, più sentimento ma sopratutto ancora più sangue.

Sicuramente questo primo volume della saga Graveyard Kids tiene il lettore e la lettrice sulle spine, incollato alla lettura, incuriosendo e lasciando tutti con la voglia di sapere come vanno a finire le vite dei personaggi. Insomma vogliamo subito un seguito! Intanto che Davide disegna gli altri volumi non ci resta che seguirlo su Instagram. Konnichiwa!

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