Intervista ad Alessandro Giordano (disegnatore Bonelli)


Nella miriade di fumetti che si producono, tra edicole e librerie di varia, le acque dove navigano e nuotano gli autori si sono molto mescolate. Tra fumetto popolare e il formato graphic novel non si capisce bene dove la narrazione per immagini voglia arrivare e sorgono molte questioni di cui si parla davvero poco. Per me è importante leggere (e anche ascoltare) testimonianze, come questa che vi propongo oggi, per comprendere le correnti e dove queste ci stanno portando. Ho il piacere di presentarvi Alessandro Giordano (IG @sandrogiord). Con lui ho fatto una lunga chiacchierata, nel suo studio casalingo, parlando di fumetto popolare, graphic novel, di edicole e librerie, narrazione e disegno. Proverò, per quanto possibile, a sintetizzarla su queste pagine prendendo spunto dalla mia rubrica su youtube “ospiti sotto al soppalco” dove faccio sempre 3 macro domande: Da dove vieni? Dove sei in questo momento? Dove stai andando? Ovviamente qui ci sarà qualche domanda in più ma teniamo questa bussola. Ho deciso di intervistare Alessandro perchè lo reputo una preziosa risorsa per l’ambiente fumettistico partenopeo e un giovane di grande talento che sicuramente ha in serbo per noi tante belle storie. Ciao Alessandro, parto con la prima domanda aperta per farti conoscere meglio dai nostri lettori: Da dove vieni? Ciao! Sono nato a Lagonegro (PZ) nel 1991 ma ho vissuto a Vigevano per un periodo per poi tornare a vivere in Basilicata (Latronico). Ho sempre disegnato ma, a parte qualche topolino, ho cominciato a comprare fumetti solo durante le scuole medie. Sono cresciuto guardando gli anime giapponesi che passavano nelle reti private come Kyashan, Yattaman e Ken il guerriero e giocando a Street Fighter. Quando mi sono trasferito in città ho scoperto che l’esistenza delle fumetterie dove ho comprato i primi New X-Men di Morrison, che ancora oggi sono tra i fumetti più belli che abbia mai letto. Poi tornato in Basilicata durante gli anni delle superiori ho lasciato perdere totalmente il disegno per dedicarmi alla musica. Per vari motivi ho dovuto frequentare il Geometra e questo mi ha demotivato molto. Successivamente, fallito il test al corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, mi sono trasferito a Napoli dove ho frequentano contemporaneamente la Comix di via Atri e i corsi di Pittura all’Accademia di Belle Arti. Abbiamo molte cose in comune! Ho frequentato la Scuola di comix di Napoli da adolescente nei primi anni 2000 ma ho avuto bisogno di emigrare per cercare la mia voce. Ho frequentato il corso di fumetto e illustrazione a Bologna ed è per questo che ci sono rimasta a vivere… Si in quegli anni la Scuola Italiana di Comix aveva una forte componente “bonelliana”, ha sempre avuto questa tradizione e gli insegnanti facevano quasi tutti parte della scuderia Bonelli. Per me è stato un bene ma se fossi stato proiettato verso l’autorialità forse avrei preferito Bologna. Ma tu sei un autore e secondo me un ruolo fondamentale lo gioca il caso. Adesso lavori ed è questa la cosa più importante. Mi dici cosa hai fatto e dove sei in questo momento?Ho esordito nel 2016 con Xamu (Le Storie) e, oltre alle copertine della testata La Iena, ho disegnato la storia “Musica per corpi freddi” sul Maxi Dylan Dog n.34 su testi di Gigi Simeoni ma su Dylan mi sono fermato. Ultimamente mi è venuta nostalgia e ho di nuovo voglia di disegnarlo ma quando ho finito l’albo mi sono sentito un po’ scarico. Pensavo: cosa posso dare di più al mio Dylan che non ho già dato? Nel frattempo sto lavorando ad una nuova serie Bonelli mentre cerco di diventare copertinista e autore completo. Credo di avere qualcosa da raccontare ma non è semplice. Come ti trovi a lavorare con uno sceneggiatore? Mi sono sempre trovato bene, non seguo pedissequamente il testo o i layout, quando ci sono. Spesso non ci sono nemmeno suggerimenti di regia o può capitare che sia io a proporre inquadrature che funzionano meglio. Il layout è uno dei passaggi più divertenti di una tavola, mi piace contribuire alla formazione del senso di una scena e, di conseguenza, al senso della storia.

Tavola di Alessandro

Ci siamo rivisti recentemente e ci siamo trovati a confrontandoci su una certa rivalità percepita tra fumetto popolare e fumetto d’èlite da formato editoriale Graphic-novel. Cosa ne pensi di questa cosa? Le differenze purtroppo sono anche quelle che creano maggiori frustrazioni. Per esempio per un albo da 94 pagine Bonelli ci puoi mettere anche due anni ma sai che sarai presente in edicola un solo mese (e la retribuzione ti ha permesso di vivere in tranquillità durante la lavorazione) mentre se lavori due anni a un graphic-novel, tu mi insegni, che presenti il tuo libro nelle varie librerie, ne parli e vivi di più il frutto del tuo sudore godendoti l’opera ma con un anticipo sulle royalties che ti permette di vivere a stento 3 mesi. In libreria il turnover dei libri sugli scaffali è ancora più basso, si parla di una settimane per le novità, quindi lo fai proprio perchè senti l’esigenza di farlo e di comunicare qualcosa e di avere un prodotto interamente tuo. Per quanto riguarda lo scontro, mi è capitato di percepire un po’ di snobismo verso il fumetto ”popolare” (tra mille virgolette) da parte di autori specialmente dell’underground. Magari qualcuno ha anche ceduto al potere oscuro ed è finito per lavorarci. Per me esistono fumetti belli e fumetti meno belli, ed entrambi li trovi sia in edicola che in libreria. Verissimo. Io mi sono trovata a fare graphic-novel perché è il formato editoriale delle storie con cui sono cresciuta ma non escludo di poter fare del fumetto seriale che, anzi, apprezzo ogni giorno di più. In sostanza sia per chi fa serie sia per chi fa storie uniche è sempre una fatica. Si e ti assorbe totalmente però la magia di questo lavoro è quando entri in empatia con i personaggi e mentre li disegni ti sembra di conoscerli da una vita. Ci instauri proprio un dialogo e quando non li disegni più ti viene nostalgia. Anche se spesso (quasi sempre) ti fanno un po’ incazzare perchè non riesci a disegnarli come vorresti. Mi viene in mente una frase che disse Claudio Acciari (Meka Chan pubblicato da Bao publishing) in un video che recita: quando facciamo un disegno che non ci piace siamo noi che in quel momento non ci piacciamo. Riassume benissimo il concetto di fatica!

Insomma Hai voglia di fare un libro tutto tuo? Magari continuare anche con l’autoproduzione? Si ho voglia di fare un libro a fumetti da autore completo ma non so ancora da dove partire e in che modo sia meglio propormi a un editore. Ho una storia che è più che altro un grosso soggetto e prendo appunti sparsi come flussi di coscienza che non hanno un ordine vero e proprio. So per certo che lo stile di disegno dovrà coincidere con un racconto strutturato e che comunichi qualcosa. Ci tengo a fare un buon lavoro e mi piacerebbe curare tutto, anche la grafica, come in parte ho fatto con Baloon (una raccolta di 9 illustrazioni che inizialmente dovevano essere solo delle etichette per un birrificio artigianale lucano ma siccome mi piaceva il risultato ho pensato di stamparlo e venderlo a Lucca). Mi ha dato molte soddisfazioni, mai avrei pensato di autoprodurmi qualcosa! Si baloon è confezionata benissimo. Per concludere ti domando: Dove stai andando? Sicuramente verso nuovi progetti più autoriali, ma non solo. Sono un disegnatore che si pone molti dubbi e oggi mi piacciono cose che soltanto qualche anno fa non credevo potessero piacermi. Per questo oggi sono diventato consapevole del fatto che non bisogna stagnarsi nella propria tecnica o nel proprio universo narrativo o editoriale. Quali autori consigli ai ventenni che si approcciano al disegno e al fumetto? In questo momento consiglierei Bastien Vivès, Yoshiharu Tsuge, Christophe Blain, Alex Toth, Toncj Zonjc… e mi fermo qui. Direi che vanno più che bene!

Intervista integrale. Quella breve è stata pubblicata su “Il Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni” Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia ANNO 19 – N. 214

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