Fare fumetti su instagram, i miei fumettisti preferiti e i loro profili


La scorsa settimana ho scritto che il fumetto si può trovare ovunque e in molte forme. Visto che oggi siamo tutti immersi nei, ormai non più tanto nuovi, social network, ho pensato di parlarvi di alcuni profili instagram di fumettisti che seguo. Per me è normale approfondire e analizzare ogni fenomeno o nuovo spazio nasce e diventa un nuovo campo di sperimentazione. Cambia il mezzo di fruizione, la scrittura, e così come per un fumetto cartaceo il giro pagina è il momento del colpo di scena così su instagram arriva dopo lo swipe, in un susseguirsi di quadratini (o stories) che ci accompagnano nel ritmo della lettura. Non è un caso che l’account del The New York Public Library (@nypl) abbia creato delle instagram stories con i classici della letteratura internazionale da fruire tranquillamente, pagina dopo pagina, facendo tap right. Tanti anni fa sono stata un utente di Myspace.

Questo era l’unico modo per buttarmi nella mischia digitale e far vedere le mie cose anche quando erano evidentemente acerbe.

Grazie al diritto all’oblio ho poi cancellato tutte le mie tracce su internet lasciate prima del 2014 quando ho finalmente aperto il mio account IG. C’ho messo un po’ di tempo a capire come usarlo, e ancora sto imparando, ma sicuramente chi l’ha capito prima e meglio di me sono questi fumettisti che hanno poco più di 20 anni e sono già molto consapevoli di loro stessi e del loro lavoro. Iniziamo da @fumettibrutti siciliana che ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo fumetto d’esordio ROMANZO ESPLICITO (Feltrinelli comics) ha vinto il premio come miglior esordio al Napoli Comicon 2019. Il suo prossimo libro uscirà a settembre e si intitola: P.LA MIA ADOLESCENZA TRANS. Yole è genuina proprio come Phoebe Gloeckner quando ci ha raccontato della sua adolescenza nella San Francisco degli anni ‘70 tra sesso, droga e rock’n’roll. Le storie e i disegni possono essere criticati o meno ma sicuramente sono frutto di un percorso ben delineato, il suo. Poi c’è @sono.zuzu/ di Salerno che per Coconino press ha pubblicato “cheese” la sua prima storia lunga. Oltre a disegni dettagliatissimi e tremolanti nelle sue stories la potete vederla ballare in modo catartico. Adoro la spensieratezza e la leggerezza, mai superficiale, con cui Zuzu si e ci mostra quello che fa. Ci racconta e consiglia sui disturbi alimentari, il sesso, l’amicizia, e tante altre cose fondamentali della vita di cui a scuola nessuno parla. Seguo con interesse @_labadessa un ragazzo napoletano che non legge tanti fumetti ma che ne ha già fatti 4. Le sue vignette (e canzoni) strappacuore (e talvolta anche tendenti al depressivo) ci fanno sentire meno soli e ci rincuorano sul fatto che se non abbiamo ancora scelto come essere e cosa diventare, in fondo, non è un problema. Come nei fumetti di Lewis Trondheim anche nei suoi c’è un pennuto sbarazzino. Poi c’è @chiole_comics che, al contrario, è perfettamente punk. Quando leggo le sue vignette rido a denti stretti e un po’ mi vergogno perchè sono proprio “not politically correct” (che è quello che manca nel mainstream che invece non deve dar fastidio a nessuno). Fanno ridere perchè sono vignette che giocano sul significato letterale delle cose oppure rappresentano giochi di parole pazzi, cruenti, scanzonati e volgari.

Mi piace l’idea di leggere un qualcosa, in rete o cartaceo, che ci libera un po’ dal male, quello vero, che ci circonda e che riesce a strapparci una risata anche amara. Mi ha ricordato alcuni fumetti della fanzine, di fondazione Bolognese, BLATTA production (che continua a portare avanti l’ostinato e temerario Marco Lanza). Per tiare le somme: se da un lato i social permettono di attestare la nostra bravura in numero di follower e di like (anche se IG sta nascondendo agli altri la possibilità di vedere quanti like ci sono sotto ogni nostra nostra foto) dall’altro è riduttivo accontentarsi del consenso e si cade nell’errore di sentirsi in obbligo nel dare ai followers ciò che si aspettano da noi a discapito della ricerca di una nostra voce unica. Il nostro scopo, quando disegnamo, a prescindere da dove lo si faccia, non è fare qualcosa per ricevere consenso ma per comunicare e metterci in gioco nella strana ruota della vita. Senza dimenticare che IG è un’azienda privata che, se chiudesse, ci lascerebbe con in mano un pugno di mosche. Se vi sentite abbastanza pronti per condividere i vostri esperimenti su instagram fatelo l’importante è esserne consapevoli. Altri account che vi consiglio di seguire sono: @niall.breen @comicsworkbook @cecile.dormeau @jakelikesonions @ketnipz ma fatemi sapere quali sono i vostri preferiti scrivendo a hello@cristinaportolano.com

Articolo apparso su “Il Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni” Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia ANNO 19 – N. 207

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