Scuole di fumetto e illustrazione, ecco cosa ne penso.

Indice

  1. Il mio post/riflessione su facebook
  2. Graphic-novel pubblicate da instagram
  3. Come sono arrivata a Bologna?
  4. Autopromuoversi e motivarsi
  5. Le migliori scuole oggi in Italia

Qualche tempo fa ho scritto una riflessione su Facebook che ha creato non poco movimento tra gli addetti ai lavori, autori e insegnanti, che si sono ritrovati molto nelle mie parole e mi hanno dato conferma di un problema molto percepito ma ancora poco affrontato. Il post diceva:

“Nelle scuole per aspiranti illustratori e fumettisti credo si debbano formare delle persone, autori completi e consapevoli, non formare autori buoni per un solo mercato o per una casa editrice. Bisognerebbe educare a uno spirito critico e non polli in batteria che disegnano per occupare scaffali con prodotti mediocri.”

La mia riflessione è nata quando, a un certo punto guardandomi intorno e facendomi largo in questo ambiente professionale cosiddetto “artistico”, mi sono resa conto che sempre più colleghi hanno capito l’importanza dell’affrontare questo mestiere utilizzando e mescolando diverse discipline e abbracciando un approccio comunicativo crossmediale. In pratica sviluppando un vero e proprio Digital Mindset. Contemporaneamente in tanti altri professionisti permane un Mindset statico che però rischia di danneggiare studenti e studentesse che cercano un percorso di studi valido.

Ma voglio prenderla alla lontana. Quando avevo 14 anni, oltre al Liceo Artistico di Napoli, ho frequentato una delle poche a Napoli di fumetto. Non capivo niente ma leggevo già molti fumetti diversi, in maggioranza manga e qualche fumetto italiano su riviste come Mondo Naif. La scuola che ho frequentato io formava (e forma tutt’ora) disegnatori principalmente Bonelliani, per cui se non eri particolarmente incline a quel tipo di disegno restavi indietro. Col passare degli anni, sempre tra i miei 15 e 18, vedevo che molti autori della rivista che mi piaceva pubblicavano tranquillamente anche per la casa editrice tanto preferita in quella scuola (Vanna Vinci e Davide Toffolo per esempio) e iniziai a farmi delle domande e a capire che i limiti, a volte, sono tutti nella testa di chi li vede e vorrebbe imporli anche agli altri. Utilissimo per me fu questo manuale disegnato dal mio autore/maestro di riferimento che adesso è ripubblicato da Panini Comics:

Si può dire che una prima infarinatura di tutti quello che c’era da sapere sul fumetto l’ho imparato con questo libro (è divertente il fatto che i protagonisti siano una ragazzina che si chiama Cristina, come me, e una rana di pezza che si chiama Ugo). Quando io frequentavo la scuola e mi informavo su questi manuali, anche se internet c’era, non esistevano i social e vetrine online come oggi. Per questo adesso mi chiedo spesso: ma i giovani che si appassionano al fumetto che punti di riferimento hanno? Ma ne hanno davvero bisogno?

Graphic-novel pubblicate da instagram

Con l’occupazione totale degli scaffali delle librerie dai fumetti in formato graphic-novel e non essendoci più le riviste che potevano dare uno sguardo laterale sul mondo, i giovani lettori italiani in questo periodo hanno soltanto questa tipologia di esempi a cui ispirarsi: i fumetti online sui social media. Se hanno dei genitori abbastanza interessati possono pure arrivare a leggere dei fumetti (spesso anche in casa degli italiani più distratti puoi trovare un Topolino o un Tex) ma questi casi diventano sempre più rari. Provate a chiedere cosa legge un ragazzo o una ragazza che oggi frequenta le scuole medie! Il fumetto per loro è solo due cose: graphic-novel in libreria o le vignette su instagram. Entrambe queste forme sono buone quando dentro ci puoi trovare belle storie. Non dimentichiamo che attraverso queste due forme si veicolano contenuti, quando ci sono, ma possono servire anche a mettersi in vetrina cercando di raggiungere uno status symbol o solo un numero elevato di follower (che però non assicurano vendite miracolose). I follower sono una conseguenza di un lavoro ben fatto, non un fine. Secondo me alle nuove generazioni, oltre alle discipline e alle nozioni, bisogna ricordargli questo: la quantità di follower non è un indicatore della qualità del lavoro proposto. Ovviamente ci sono delle eccezioni e sul fare fumetti su instagram ho scritto in questo mio articolo sul blog tempo fa, ma non si può pensare di iniziare a fare una cosa basandosi e illudendosi guardando solo i casi eccezionali. Lo status symbol poi deriva dal fatto che se tu leggi tanti fumetti del tuo beniamino, pubblicati da una sola casa editrice, e ovvio che ti convinca del fatto che se vuoi fare quel mestiere lì è solo per quella casa editrice lì che devi pubblicare e, per riuscirci, faresti di tutto. Quando ci riesci non ti percepisci da subito un lavoratore ma un miracolato che deve solo ringraziare qualcuno. Questo atteggiamento è profondamente sbagliato perché in quel “farei di tutto” è intrinseco un servilismo e un vassallaggio che non serve per emergere (o almeno non se ne dovrebbe mai aver bisogno). A spregio delle singolarità e alle differenze, chi accetta questo tipo di atteggiamento non sta facendo il bene di chi lo mette in atto ma solo il suo interesse personale (ammantato di lusinghe ipocrite).

Non tutti con il fumetto diventano delle rock star ma ci sono molte persone che con l’indotto del fumetto ci vivono benissimo.

Sempre più spesso assistiamo alla messa in pagina di opere “venute da un successo enorme sul web”. Questo va bene, è mercato, certamente. Va meno bene quando si assolutizza il successo e si pretende che la pubblicazione di un libro sia una “consacrazione” definitiva. Un fumettista che, dopo un grande successo sul web, pubblica con un grande gruppo editoriale è alla stregua dei libri di ricette degli chef dei reality. La cosa che mi dispiace è che questi giovani non abbiano gli strumenti per capire il mercato in cui si inseriscono, arrivandoci però a capirlo da soli senza non pochi traumi.

Proprio ultimamente è nata l’iniziativa di un gruppo di autrici e autori che hanno stilato un questionario per capire la situazione dei lavoratori del fumetto oggi. Se sei un fumettista, sceneggiatore, letturista, colorista o altro ti invito a compilarlo sul sito di MeFu (e poi lasciami un commento a questo articolo)

Come ho deciso di frequentare all’Accademia di Belle Arti il corso di illustrazione e fumetto?

Dopo aver preso il diploma al Liceo Artistico di Napoli decisi, con non pochi sacrifici, che Bologna era la città dove dovevo andare per fare quello che gli altri, non tutti ma alcuni si, mi dicevano che non sarei mai riuscita a fare. A Bologna infatti vivevano e ambientavano le storie i miei autori preferiti. Cercai su internet (e parliamo del 2004) qualcosa inerente al fumetto che fosse alla mia portata (economica) e non mi dispiaceva neanche l’idea di intraprendere un percorso più “Accademico” visto che mi interessavano, oltre al fumetto, la scultura, la pittura e la fotografia. Digitando semplicemente: “Corso fumetto a Bologna” saltò fuori un corso triennale, ancora molto sperimentale, creato da l’Associazione Hamelin ovvero il corso di fumetto e illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Oltre a essere alla portata di borsellino era anche all’interno di un’Accademia e per me fu una cosa ottima. Quando iniziai i corsi, dopo un test di ingresso, ero una 19enne semi-analfabeta che leggeva solo fumetti e aveva la fascinazione di una Bologna che andava scomparendo. Si arrabattava con i lavori più diversi e aveva soltanto un sogno: dire la sua a modo suo.

I corsi e tutti gli insegnanti per me sono stati fondamentali nel formarmi non solo come artista ma principalmente come persona.

Durante i corsi ho visto talmente tante cose diverse, tanti stili, tante case editrici, tante scuole di pensiero e ognuna con una sua dignità e un suo senso concreto che mi sentivo davvero di star apprendendo tutto ciò che c’era da sapere (ho scritto dei corsi per me più significativi qui sul blog). Una parolina che emergeva spesso, sopratutto nei corsi del magistrale Antonio Faeti era “consapevolezza“. Non ho mai ben capito questo concetto fino a quando non ho pubblicato il mio primo libro. Certo avevo ancora qualche deficit in autopromozione e non sapevo bene la differenza tra libreria di catena e libreria indipendente ma mi sono data il tempo per capire tutto strada facendo.

Autopromuoversi e motivarsi

Con il tempo e il confronto con altre persone che frequentavano altre scuole di design, magari private, ho capito che mi mancava un approccio professionale al mestiere. Mi mancavano delle nozioni di grafica, di tipografia, di marketing, tutte materie che in scuole di design private super costose si facevano. Con la giusta curiosità e propositività le ho approfondire in autonomia. Per anni ho avuto il cruccio di dover appianare quelle differenze. Quando invece, adottando un mindset dinamico, ho capito che dovevo valorizzare le mie specificità e imparare dagli errori per migliorare e provare e provare ancora, allora la mia vita è cambiata sul serio (e mentre scrivo sta ancora cambiando). Ora che sono diventata grande, almeno anagraficamente si potrebbe dire che io lo sia, cerco di esportare le mie conoscenze, e far comprendere il percorso che c’è da fare, a tutti gli aspiranti autori e autrici che incontro. Ogni volta che insegno, tengo un corso o un workshop, per me è come se fosse sempre la prima.
Come per esempio quella volta che sono tornata in quella scuola che frequentavo da adolescente per tenere un corso di illustrazione e autoproduzione nella classe di Alessandra Vitelli.

scuola di fumetto

Le mie allieve, tutte bravie e intraprendenti, ne sono rimaste entusiaste. Tra loro c’erano diversi stili e varie tipologie di influenze, da Mattotti a Quentin Blake, tanti talenti, tutte di età diverse, alla ricerca di una propria voce originale. Le ho ascoltate e per ognuna di ognuna ho cercato di capirne il mondo, l’immaginario e ciò che potevo offrirgli con il mio workshop che, oltre al linguaggio dell’illustrazione, si è concentrato su l’autoproduzione attraverso gli strumenti che ci offre questo nostro mondo iper digitalizzato.

L’ultimo giorno ho detto a tutte: “Voglio il massimo da voi perché so che potete darmelo. Non miro al meno peggio, non voglio che vi teniate basse, ma punto in alto e anche voi dovete puntare in alto, per voi stesse”.

Alla fine della giornata volevano adottarmi e tenermi sempre con loro nel taschino per motivarle alla bisogna. Sono contenta che si siano sentite tutte più motivate di quanto non fossero fino ad allora e constato che l’elemento della motivazione e dell’autopromozione è un aspetto che tende ad essere trascurato. Motivazione e momenti di consapevolezza sono alla base di un buon percorso artistico. Consapevolezza del fatto che ci si va a inserire in un mercato che ha delle sue regole, delle asperità, in cui bisogna essere competitivi e in cui può capitare di imbattersi in occasioni che tendono ad approfittarsi delle velleità e le ambizioni altrui. (Come per esempio delle proposte di pubblicazioni a pagamento e a condizioni contrattuali pessime ma su questo scriverò un altro articolo). Tutto questo bisognerebbe insegnarlo e tramandare senza trascurare e sottovalutare una adeguata fioritura personale che dovrebbe andare di pari passo con l’allenamento della “tecnica”. In questo mondo, più di altri, è tutto lasciato un po’ al caso e all’arte di arrangiarsi, e i corsi che preparano davvero alla professione e alla professionalità insieme sono pochi.

Le migliori scuole e corsi di illustrazione e fumetto in Italia

Secondo la mia esperienza ho cercato di stilare questo piccolo elenco di quelle che secondo me sono le scuole e i corsi che meglio offrono la possibilità di professionalizzarsi ed essere indirizzato a rispondere alle necessità comunicative della contemporaneità.

Se avete bisogno di ulteriori consigli e altre delucidazioni non esitate a iscrivervi alla mia newsletter mensile dove periodicamente affronto questo tipo di argomenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Carrello

Iscriviti alla newsletter, una volta al mese ti racconterò cosa mi è piaciuto, cosa sto facendo e quali sono i miei prossimi appuntamenti.

© 2020 Cristina Portolano All rights reserved  - P.iva 03735611208 

Cookie & Privacy Policy