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Alcuni aspetti del mio carattere del sud che ho abbandonato al nord (e altri che si sono rivelati delle risorse)

In questi giorni mi è capitato di leggere due articoli non troppo diversi: Uno sul southworking che molti giovani del sud emigrati al nord hanno fatto, tornando a casa dei genitori nei mesi del lockdown e poi un altro contro questo mito del southworking. Mi hanno fatto riflettere entrambi.

Per quanto mi riguarda durante il lockdown in piena pandemia non ci ho proprio pensato a tornare a Napoli dai miei. Sarà che ho talmente desiderato vivere a Bologna che la conquistata indipendenza, la serenità ottenuta, e la sanità mentale dello stare da sola mi hanno tenuta al riparo in questi mesi durissimi che abbiamo vissuto. Durante il lockdown non desideravo essere in nessun altro luogo che a Bologna. Il mare poi l’ho visto ad agosto. Ricordo ancora quando partì per sostenere l’esame di ammissione al corso di fumetto e illustrazione, che poi ho effettivamente frequentato, all’Accademia di Belle Arti. Chi si trasferisce per la prima volta dal sud al nord, dalla provincia alla grande città, si trova a fare i conti con tanti aspetti sia interni che esterni, da superare, tenere a bada o semplicemente scordarseli per sempre. Ho avuto così tanto tempo per elaborarli e capire quali sono stati i miei che ora ho voglia di scriverli.

Ho avuto modo di rifletterci durante i miei primi viaggi A/R Bologna-Napoli di 5 ore e mezza (non esisteva ancora l’alta velocità), le serate da sola a casa o dopo le litigate con i coinquilini.

Insomma non è un elenco esaustivo ma sicuramente è una base da cui partire e spero sia utile a tutti coloro che stanno intraprendendo o hanno voglia ma non trovano il coraggio di intraprendere questo percorso. State attenti a:

  • L’irruenza e l’affettuosità che spesso sfocia in antipatica invadenza e suscita fraintendimenti emotivi.
  • La passione che mettiamo in tutto senza però riuscire a vedere le cose da lontano e poterle vedere meglio per reagire in maniera più adeguata, non tanto per gli altri ma per noi stessi. Qualcuno ci è morto per “troppa passione” che però nessuno ti ha chiesto.
  • La voce alta. Chi ti vuole ascoltare davvero ti ascolta anche se parli piano. Parlare a voce sempre altissima può anche essere segno di prevaricazione o eccessiva debolezza. Su questo ci sto ancora lavorando e mi capita ancora di alzarla quando ho l’impressione di non essere ascoltata.
  • Il paragone con il cibo, esclamare dopo qualsiasi esperienza nuova:”aaah sicuramente questa cosa X è meglio a *cittàdelsudqualsiasi*” oppure “Eh a *cittàdelsud* la fanno meglio”. Ti rende molto antipatico agli occhi dei tuoi vicini o coinquilini che magari vengono da zone altrettanto belle ma non stanno lì a nominarle ogni 5 minuti.
  • Offendersi per tutto, ogni volta che si parla degli aspetti negativi della tua cittàdelsudqualsiasi, in assoluto. Non offenderti ma impara a riderci sopra. Tu non sei solo la tua città. Tu puoi essere tanto altro.
  • Ubriacarsi e piangere perché ci mancano i nostri genitori che si stanno facendo anziani e gli amici con cui siete cresciuti. Questo è normale, ed è bello che accada. Vuol dire che state dando profondamente valore a quello che avete e che magari quando avevate sempre vicino non valorizzavate abbastanza. Che vi sia da monito per i momenti che passerete insieme quando tornerai giù, ma non farti schiacciare da questi sentimenti. La tua vita è la tua vita.
  • L’autocommiserazione e la vittimizzazione. Se accettiamo che le cose possono essere diverse e belle nella loro unicità le vivremo sicuramente meglio, saremo più sereni e potremmo dirci cittadini del mondo! Non pensiamo alle nostre “sfortune” che ci hanno costretto a spostarci. Tutti si spostano. E rendiamoci conto di quanto siamo privilegiati ad essere una delle poche generazioni a non aver mai vissuto una guerra mondiale.
  • Essere perennemente arrabbiati con qualcuno o qualcosa. Prendersela e covare rancore che non ti fa godere ogni minimo cambiamento positivo nella tua vita. Concentra le energie per fare qualcosa di buono per la tua vita e non per rovinare la vita al prossimo. Sia che venga dal sud o dal nord. La complicità si foraggia con interessi comuni non sulla base della provenienza geografica.
  • Non badare agli amici che sminuiscono le tue esperienze. Quando parli delle tue scoperte ai tuoi “vecchi amici” alcuni gioiscono insieme a te e ti comprendono senza provare invidia o risentimento, altro tenderanno a farti battutine o a sminuire le tue esperienze.

Tutti questi aspetti, una volta che vivremo lontano, potremo scegliere se affrontarli o meno, capire quali di queste caratteristiche accentuare o diminuire e non dimentichiamo che, come diceva Troisi, siamo liberi di viaggiare o conoscere o fare esperienze altrove. Non sentiamoci per forza quelli con “la valigia di cartone” e basta. Possiamo essere ciò che vogliamo.  

Resta il problema che quando non conosci alternative, perché l’ambiente dove vivi non te ne offre, è ancora più difficile migliorarsi e trovare una propria strada e un proprio modo di stare al mondo. Non far sentire in colpa chi è rimasto al sud (o anche al nord). Nessuno può giudicare le scelte degli altri. Magari queste cose che dico alcuni di voi le hanno provate. Altri non sanno nemmeno che significano  fatto sta che sono cose con cui anche gli italiani all’estero fanno i conti. Ho pensato di scrivere questo post durante le vacanze estive post lockdown e tanto mi ha aiutata ascoltare il podcast di Paola Maugeri: PMConfidential.

e adesso una nuova lista, di cose che mi compongono e che mi hanno fatta come sono (ma anche per dare sfogo alla mia parte ossessivo compulsiva):

  • Ho ben 3 sacramenti: Battesimo, Comunione e Cresima e nonostante questo sono fermamente convinta di essere una persona spirituale ma non religiosa
  • Oggi ho 34 anni vissuti 19 a Napoli e 15 a Bologna
  • A Bologna ho cambiato 6 case
  • 2 storie importanti ( 1 ragazzo dai 16 ai 19 anni e 1 ragazza dai 23 ai 28)
  • Incominciato a fumare a 14 anni e ho smesso a 30 (non proprio del tutto)
  • Ho scritto vari blog personali e social network. Mi pento di non aver creduto abbastanza nelle mie capacità da tenere il blog aggiornato e curato fin dal 2009 e invece, periodicamente, l’ho trascurato, chiuso, ho pensato che condividere quello che pensavo non servisse a niente.
  • Ho fatto soltanto 2 viaggi intercontinentali. Il 1° a New York e il 2° a Toronto
  • A 34 anni ho un fidanzato da 3 e viviamo insieme da 1 (anche lui venuto al nord dal sud alla veneranda età di 38 anni. Per cambiare non è mai troppo tardi)
  • Mi piacerebbe avere una prole in futuro, anche se a volte mi sento di dovermi vergognare nel pensarlo
  • Ho pubblicato 4 libri da autrice completa
Disegno fatto a 6 anni circa

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