40ena di 40 giorni tra 4 mura. Quali conseguenze sull’editoria?

Non avrei mai pensato di scrivere il mio primo post del 2020 sul blog in queste condizioni: da 40 giorni (giorno più giorno meno) tutto il mondo è chiuso in casa in lockdown a causa del Covid-19. Per questo si sono bloccate tutte le attività e, ovviamente, anche fiere di settore e le uscite di libri. Nel mio piccolo a maggio avevo prenotato un volo per Barcellona dove sarei dovuta andare a presentare l’edizione spagnola/catalana di Io sono Mare per Liana editorial al festival Comic Barcelona (che ha sostituito il festival fisico con una serie di ZOOM conference su FB e YouTube) e alla libreria Le nuvole.

Come me tante altre persone hanno visto le presentazioni e le fiere cancellate, posticipi di cose in uscita e incertezza totale su quello che sarà il futuro.

Le fiere sono il momento più importante per chi lavora in ambito editoriale: ci si confronta con altri autori, editori ed esperti di settore oltre a rivedere amici e conoscere occasionalmente persone nuove. Anche la Bologna children’s book fair è stata annullata e rimandata direttamente al 2021 per cui il mio adattamento a fumetti de “L’isola del tesoro” uscito per Il Battello a vapore (su cui ho lavorato mentre ero in Francia a fine Novembre) è passato in sordina. Il mio ultimo evento “pubblico” prima della quarantena totale è stato il 4 marzo da Risma Bookshop a Roma insieme a Francesco Pacifico. A inizio marzo cercavo ancora di mantenere la calma sottovalutando il problema e dicendo “massiii è una cosa che prende i vecchi” mentendo chiaramente a me stessa e agli altri. Già dal lunedì successivo ero nel panico e questo video che ho fatto lo attesta.

Insomma ero nel panico perché fin da subito è stato chiaro che nessuna tipologia di settore e lavoratore, soprattutto nella/della cultura, stava venendo tutelato.

Theo Teardo ha espresso subito questa perplessità poiché nel primissimo decreto legge straordinario non c’è nessun accenno a tutti i lavoratori della cultura e dello spettacolo. Non c’è nessuna direzione su chi ha visto i propri spettacoli, concerti e altre occasioni cancellate. Si sono nate delle petizioni e anche questa “Il Cura Italia non dimentichi la cultura” ma oltre alle petizioni resta l’amarezza di occasioni perse, di momenti preziosi che dovranno aspettare altri anni per tornare, e delle dirette instagram e Facebook di chi si arrangia come può che si sovrappongono scomparendo nel maremagnum della rete globale, annullandosi vicendevolmente.

In treno da Roma a Bologna il 5 marzo mi sono messa a pensare al fatto che è da gennaio che stavo cercando faticosamente di rimettermi, o perlomeno farmi venire la voglia, a lavorare su cose nuove. Si ho delle cose nuove in testa da anni che voglio realizzare e che mi stavo convincendo a proporre a qualcuno ma in questo momento in cui anche gli editori stanno avendo i loro grossi problemi (perché a loro volta non fanno presentazioni/vendono libri etc) con quali soldi potrebbero pagare questi progetti? E con quali prospettive di futuro per il progetto? E se questa cosa si protrae fino a quando non potrò fare presentazioni? Un cane che si morde la coda!

Magari è la volta buona che l’Italia scopre che esistono le classi sociali. 
Che c’è chi può permettersi di rallentare e chi no, chi ha stipendio fisso e chi vive alla giornata, chi può essere felice per il tempo ritrovato e chi vivrà quel tempo come irrimediabilmente perduto, chi scoprirà il lusso di passare la mattina coi figli e chi collasserà economicamente per lo stesso motivo, chi può sostituire l’intrattenimento con quello che gli pare e chi con l’intrattenimento ci campa, chi può non uscire di casa fin quando si deve e chi invece quel tram strapieno la mattina deve prenderlo per forza. Magari, eh.
(Nadia Terranova)

Questo post di Nadia Terranova mi ha colpita molto perché mi sono sentita di rientrare tra quelle persone che con l’intrattenimento ci campa. Questa cosa mi ha fatto pensare anche al fatto che si i lavori “creativi” non sono di prima necessità come un lavoro da infermiere, medico, autista o badante, ma restano comunque lavori che producono l’intrattenimento (e nutrimento) con cui TUTTI possono vivere meglio. In questo periodo dovevano essere girati dei film, organizzare del set, Tournée teatrali, sono coinvolti tecnici del suono, attrezzisti, macchinisti, registi, fotografi, attori. Senza le persone che spostano materiali, merci e persone, nulla si può creare. Stiamo vedendo che ci sono ripercussione a catena su tutti i settori a più livelli. Se in questo periodo non si produce più nulla cosa vedremo una volta finito il catalogo Netflix et simili?

E pure quando si produce, nel caso dei libri, ora come ora, è giusto che riaprano le librerie, come dice l’ultimo decreto? E in che modo possono riaprire? Ma chi poi si reca passeggiando in libreria può essere soggetto a multe da parte della polizia?

“Come libraie e librai siamo contenti di questa improvvisa attenzione al nostro lavoro, ma ci sarebbe piaciuto ci fosse stata anche prima delle misure governative per il contenimento della pandemia e, soprattutto, ci piacerebbe ci fosse dopo: se siamo dei luoghi essenziali del tessuto culturale italiano, allora sarebbe il caso che questa funzione ci fosse riconosciuta sempre e in modo strutturale, attraverso una serie di misure economiche a sostegno delle nostre attività nel quotidiano.” In questo pezzo tratto da una riflessione molto più ampia e con alcuni interrogativi legittimi raccolti su Minima&Moralia si evince tutto il disagio di una situazione che si reggeva in maniera sbilenca ma che adesso, con questa faccenda, è proprio scoppiata.

Il vuoto pneumatico delle nostre istituzioni e la mancanza di progettualità e lungimiranza lo si sta vedendo tantissimo in questa occasione. Come dice Gianluca Briguglia su Il Post:

“Se c’è qualcosa che questa, secondo me non giustificata, scelta di deroga simbolizza, è propria la nostra mancanza di capacità di creare simboli vivi e non asfittici e non convenzionali, di mobilitarci su qualcosa di comune, di coraggioso, di fantasioso (tutte cose, comunità, coraggio, fantasia che peraltro nei libri spesso si trovano). È un simbolo sì, ma che simboleggia il contrario di quello che si vorrebbe.”

Ma oggi, al contrario delle vecchie epidemie, abbiamo la fortuna di avere una rete accessibile con cui si può restare in contratto (bisogna però scegliere con chi restare in contatto) e si possono creare iniziative in uno spazio “virtuale” potenzialmente infinito. Se prima il settore culturale aveva in qualche modo snobbato l’utilizzo di certe piattaforme, come Facebook o YouTube, in questa emergenza ci si è trovati (costretti o meno) a scoprire cose nuove e a capirne il valore. Iniziative di librerie che portano libri a domicilio, gruppi di lettura su skype, tante cose stanno nascendo e spero non moriranno quando potremmo ritornare a uscire di casa. Che poi non basta uscire di casa nei propri singoli Stati. Senza lo scambio internazionale nessun festival, organizzazione o evento può ripartire davvero.

Voglio segnalarvi dei nuovi format che sto seguendo nati proprio in questo periodo

  • DECAMERETTE (streaming con amore insieme a scrittori, registri, fotografi e tante altre personalità della cultura italiana)
  • IT comics, creato da alcuni organizzatori di festival di fumetto in Sicilia
  • Il canale di Giorgio Trinchero e nello specifico questo video dove si ipotizza il futuro delle fiere del fumetto.
  • Il canale Tumulto creativo (dell’illustratore Fabio Santomauro).
  • Pure Marco Montemagno ha intervistato Emanuele Vietina direttore di Lucca comics&games
  • I tipi di Eris edizioni fanno delle comic Battle molto divertenti e intervistano autori sulla loro pagina fb e canale YouTube
  • BUON VICINATO, un format di Michela Murgia che conversa con Chiara Valerio
  • L’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Napoli ha fatto fare col proprio account Facebook delle dirette a un sacco di personalità napoletane, ne ho fatta una anche io e potete vederla qui ma ce ne sono tante altre!
  • La rubrica L’arte di starsene a casa su Frizzi Frizzi

Senza dimenticare il fatto che a inizio anno è stato istituito il Tavolo tecnico sul fumetto italiano nato dal Mibact e spero che faranno anche loro incontri pubblici in streaming al più presto!

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