Ho visto LAZZARO FELICE e ho pianto


Lunedì sera sono andata a vedere da sola Lazzaro felice (qui trailer) ultimo film di Alice Rohrwacher, e ho pianto.

L’ultimo film che mi ha fatto piangere così a dirotto è stato  Call me by your name di Luca Guadagnino. Di solito non sono una che si commuove facilmente ma, devo dire, che questi due film hanno avuto la capacità di farmi immedesimare tanto nei personaggi e di farmi riflettere su molte questioni contemporanee che mi stanno a cuore (come per esempio l’amore, la purezza ma anche gli effetti e le influenze del capitalismo e della società nelle vite delle persone). Guardare Lazzaro che si stupiva, con i suoi occhi malinconici e bellissimi, per tutte le cose, vivere senza malizia, essere, nonostante e malgrado tutto gentile mi ha commossa. Noi seguiamo le piccole oppressioni quotidiane di Lazzaro (la storia iniziale del film è ispirata ad una vicenda di cronaca recente) per poi venir catapultati in un presente molto vicino (Simbolico è il vecchio mediatore della Marchesa, Natalino Balasso che diventa caporale). Questo genere è stato definito “Realismo magico” e trovo che sia un termine azzeccato. Lazzaro è magico, è il santo che il lupo risparmia perché riconosce in lui un essere buono.

Tutto questo non ha potuto far altro che commuovermi perché, spesso, anche mi sento come Lazzaro. Se non proprio santa (perché se cado da un dirupo non credo che riuscirei a sopravvivere e non ho la capacità di viaggiare nel tempo) ma ancora con una spiccata propensione allo stupore.

Mentre ripensavo a Lazzaro, come solo in quest’epoca può succedere, mi sono imbattuta su facebook nuovamente in questo articolo su internazionale che già lessi tempo fa e che oggi mi sembra attuale e importante da condividere. Vi riporto qualche paragrafo:

“La rinuncia alla gentilezza priva gli esseri umani di un piacere fondamentale per il loro senso di benessere” 

Ecco, il benessere. Trovo che ultimamente si sia parlando sempre più spesso solo e soltanto di un benessere economico rispetto al benessere dell’anima, benessere derivato dalla consapevolezza, dal coltivare ciò che ci piace e trovare la forza in noi stessi. E ancora…

“Un indicatore della salute mentale”, scriveva Donald Winnicott nel 1970, “è la capacità di entrare nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona. E di concedere a un’altra persona di fare lo stesso con noi”. Prendersi cura degli altri, come sosteneva Jean-Jacques Rousseau, ci rende pienamente umani. Dipendiamo gli uni dagli altri non solo per la nostra sopravvivenza, ma anche per la nostra esistenza. Un individuo senza legami affettivi o mente o è un folle.

Il legame affettivo è un po’ quello che cerca Lazzaro con Tancredi, e nel mio caso, la protagonista del mio fumetto Non so chi sei con gli sconosciuti che incontra su Tinder.

Guardando il film ho ripensato alla mia ultima settimana trascorsa a Napoli dai miei genitori, ai giorni caldi della crisi di Governo e alla piccola crisi (premestruale) che avevo passato io, tra fine maggio e inizio giugno. Come faccio spesso, ho discusso molto animatamente di politica con i miei genitori ma (meravigliandomi) ha prevalso un sentimento di compassione. Il mio cervello ha fatto questo piccolissimo semplice ragionamento: “Già c’è un clima disperato, tutti odiano tutti, non posso odiare i miei genitori solo perché non la pensano come me, ma ci devo parlare e aiutarli a comprendere.” A volte è stato difficile perché a nessuno piace che gli si metta in discussione le proprie certezze ma è una cosa che va fatta. Con calma. Credo che se oggi dovessimo dar retta alle religioni, agli xenofobi, ai razzisti, ai fascisti, potenzialmente avremo un sacco di motivi per odiare tutti, per isolarci completamente, per farci terra bruciata intorno, ed è questo quello che vogliamo?

Essere lazzari felici e isolati dal mondo? Credere in un padrone qualsiasi che ci tiene schiavi?

Credo che questo spieghi un po’ in che condizione ci troviamo e che, riallacciandomi al film di Alice Rohrwacher“Chi viene sottoposto a una pressione costante si allontana dagli altri. Come il bambino tormentato dai bulli diventa a sua volta un bullo, così chi è oppresso dalle vicende della vita diventa a sua volta un oppressore. La solidarietà diminuisce e la gentilezza diventa troppo rischiosa. Cresce la paranoia e le persone cercano dei capri espiatori per la loro infelicità. Si diffonde la cultura della “durezza” e del cinismo, alimentata dall’invidiosa ammirazione per quelli che sembrano trionfare – i ricchi e famosi – in un mondo dove si lotta con le unghie e con i denti.” Lazzaro invece spezza questa catena di cinismo e di oppressione. Essendo buono e gentile disinteressatamente rischia. Rischia talmente tanto che alla fine ne pagherà le conseguenze.

A questo non so se c’è una soluzione e io non saprei darla, l’unica strada che ho trovato e su cui cammino sicura è quella della bellezza, dell’ironia e dello stupore.

lazzaro felice

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