La mia vita prima dei social


Nel 2009 ho installato Facebook per la prima volta sul mio Pc e la mia scrivania si presentava così:

In questo periodo tutti stanno ricordando sui social com’erano e dov’erano dieci anni fa. Io stavo lavorando alla mia tesi finale del corso triennale di fumetto e illustrazione all’Accademia di Belle Arti. Ci misi tutto un anno a scriverla e a disegnarla. Non c’era ancora instagram e io facevo un uso ancora molto inconsapevole del web. Questa foto è stata scattata con una Fujica AX-3 (che mi è stata poi rubata nel 2015) che ha fatto foto gloriose e mi ha accompagnata nei momenti più bui di quel 2009 che ricordo tutto. Ovviamente non è mai stata pubblicata su internet prima di adesso. Quell’anno (ma anche tutto il 2010 fino al 2012 si può dire) per me è stato un anno di passaggio da un mondo analogico a uno che andava completamente digitalizzandosi, comprese le relazioni, ma questa cosa ancora non mi era tanto ben chiara seppur sguazzavo nell’internet già da molto tempo e cercavo disperatamente un approccio e un senso a tutto quello che vedevo e facevo. Ma procediamo con ordine.

Fin dal 1998 a casa mia non è mai mancato un Computer con una connessione a internet, da prima 56k e poi Adsl accompagnato dal suo costo sproporzionato che era causa di gran litigi in famiglia. Io e mia madre siamo state delle pioniere. Spendevamo davanti al Pc tantissimo tempo. Io smanettavo con i primi programmi di grafica e di costruzione visuale di siti in html, cercavo informazioni di ogni tipo, guardavo i cd che uscivano dalle riviste che compravo in edicola (tipo benkyō!) e chattavo su C6, mIRC, MSN. deviantART e tutti gli altri client e siti che riuscivo a trovare. Vagavo da un forum all’altro e cercavo di capire e di farmi un’idea del mondo. Avevo fame di connessioni con cui condividere i miei interessi e le mie passioni. Mia madre poi mi seguiva a ruota: chattava e scopriva il mondo anche lei a modo suo. A dire il vero fui proprio io a spiegarle l’utilizzo delle “chat” e me ne sto ancora pentendo. Ma andiamo avanti.

Durante il primo anno del liceo avevo il pallino del “togliermi il pensiero della verginità”. Non so perché e non so se sia stato un bene o un male. Dopo una breve relazione con L. (che voleva perdere la sua con me) decisi di perderla con un altro L. (suo migliore amico) con cui mi sentivo più a mio agio. Mi comportai da vera stronza, a pensarci adesso posso ammetterlo, ma all’epoca sapevo solo che il suo amico L. mi faceva molto più ridere ed era buffo e io ne ero inspiegabilmente attratta. Persi la verginità con molta naturalezza senza esserne né eccessivamente convinta nè avendo troppe aspettative al riguardo. Fondamentalmente tutti costruivano delle leggende sulla propria presunta verginità o non verginità ma non me ne sono mai preoccupata più di tanto e non avevo ansie da prestazione o da aspettative dall’esterno. A me bastava che il ragazzo con cui uscivo si comportasse bene, fosse gentile riaccompagnandomi a casa in motorino quando si faceva tardi (io abitavo a Napoli e lui a Giugliano) e che mi facesse ridere.

Durò qualche mese in più del solito ma poi mi stancai. Essendo sempre stata una persona curiosa e assetata di vita lo lasciai per invaghirmi di M. e fare molte altre scelte che, comunque, mi hanno fatta crescere. Tra i 15 e i 17anni ho fatto talmente tante esperienze che mi chiedo ancora come sia stato possibile essere riuscita a non contrarre una grave malattia venerea. Sono stata davvero fortunata. Ero un’adolescente in piena tempesta ormonale e quindi, parallelamente alle esperienze reali, non mancavano le prime cotte virtuali e i primi incontri dal vivo con persone conosciute online. Ricordo ancora A. conosciuto in una chat dedicata a uno dei miei gruppi preferiti. Andai a Roma insieme ad altri amici per conoscerlo e vedere un concerto. Poi io finì a letto col suo migliore amico e lui con la mia migliore amica. Poi F. che aveva ben 25 anni e studiava ingegneria informatica, A. che ne aveva 26 e viveva a Milano ed eravamo amici di penna e poi di mail. Conoscevo molti ragazzi, mi mettevo in gioco con tutta l’ingenuità e la leggerezza dei 15 anni. Non mancarono neanche i primi scambi di sexting, insomma bisognava prendere le misure con questa cosa nuova che, bene o male, stava facendo sempre più parte delle nostre vite e in cui io ho sempre visto delle opportunità. Diciamo che sono sempre riuscita a non esagerare e ad essere abbastanza diffidente tanto quanto basta per non ricadere in nulla di grave. I tempi non erano molto diversi da questi ma c’era la consapevolezza dell’uso ancora limitato che le persone facevano di internet. Gli smartphone erano lontanissimi.

Poi a 17anni arrivò G. che era più grande (ben 23anni) ed è stato uno dei miei amori più importanti. Con lui ho festeggiato il mio 18esimo compleanno in un lido vacanze di Castelvolturno mentre lavoravamo come animatori. Ricordo che per due mesi estivi ci pagarono 700euro e io riuscì a metterne un po’ da parte e un po’ a comprare la mia prima reflex digitale. G. abitava a Napoli come me soltanto in un quartiere molto distante dal centro per cui le nostre uscite avevano un coprifuoco che coincideva con l’ultima corsa del suo tram. Tornati a casa la nostra storia d’amore (le gelosie e i primi malintesi) continuava online su un canale di mIRC che era una vera e propria piazza virtuale che aveva il nome della piazza reale dove davvero ci si incontrava #piazzadelgesù. Ricordo i Bot, il controllo dei ping che ti faceva vedere l’intervallo che c’era tra una digitazione e l’altra di un utente. Quanti strumenti di tortura per le prime gelosie digitali ed era soltanto l’inizio!

Mi diplomai trasferendomi a Bologna e con G. finì nell’arco di poco tempo. Ricordo che presi il trasferimento come una vera e propria occasione di rinascita e di scoperta più approfondita anche delle mie emozioni. Non fu per niente facile. Ricordo che i primi tempi soffrì molto. Per fortuna i miei genitori riuscirono ad essere, in quel periodo, dei veri punti di riferimento come mai prima di allora credevo potessero diventare. Continuai ad usare mIRC ma essendosi diplomati anche molti altri frequentatori del canale non durò più tanto e molti abbandonarono il canale e le chat in generale. Allora mi chiesi come fosse ancora possibile incontrare e conoscere persone senza mIRC e mi rassicurava il fatto che da li a poco avrei iniziato l’università! Ricordo che a 20 anni la mia vita sentimentale/sessuale era disastrosa. Potevo vantare così tanta esperienza ma scoprì che non valeva niente adesso che vivevo fuori Napoli, stavo conoscendo persone più grandi e di altre regioni d’Italia che andavano all’università e che avevano tanti altri interessi diversissimi dai miei. Dovevo ripartire da zero e così feci. Tra alti e bassi, incontri sconclusionati e innamoramenti mai andati a buon fine, avevo una cosa più seria a cui pensare: il disegno. Mi buttai a capofitto nello studio, senza troppe distrazioni, disegnavo e fotografavo. Nelle discipline artistiche trovai la mia casa e la strada per la mia consapevolezza.

Arrivò il 2009 in un attimo e la nuova piazza virtuale divenne Facebook che io iniziai a utilizzare come mIRC ma con cui, capì presto, non aveva nulla in comune. Questo social network riuniva tutte le cose che avevo utilizzato fino ad allora: le chat, Myspace, Fotolog, Flickr. A l’autopromozione ci pensavo costantemente, forse pure troppo, ma ero ancora una studentessa acerba che aveva una paura fottuta di uscire allo scoperto e che non si sentiva mai all’altezza di niente. Farmi l’account su questo sito ancora sconosciuto portò con sè tutta una serie di preoccupazioni, frustrazioni e inquietudini che a 23 anni non riuscivo ancora bene a gestire. I primi litigi e le fake news che non sapevi decifrare, quelle vere, quelle inutili, e poi anche qualche cosa bella. Gente che ti posteggiava, che non capivi se voleva conoscerti per curiosità o per sesso. Restare in equilibrio tra quel virtuale e quel reale di cui stavo scrivendo nella tesi. Vivevo con una coinquilina sociopatica che non usciva mai di casa ed era ossessionata da questo nuovo sito passandoci sopra moltissime ore. Frequentavo per noia un ragazzo che in teoria faceva l’attore e in pratica era un millantatore acclarato. La mia migliore amica non la sentivo già da molto tempo, i corsi li avevo finiti tutti e non vedevo più molti compagni di Accademia. I più bravi si trasferirono altrove e fu un anno in cui mi sentì molto sola e isolata. Per fortuna c’era il disegno, i fumetti che leggevo e che volevo disegnare. Iniziai a conoscere le prime realtà editoriali bolognesi, gli autori, gli editori, che pubblicavano fumetti di cui ero innamorata come quelli della small press americana (Fantagraphics Books e Drawn & Quarterly) pubblicati dalla casa editrice: Black Velvet. Proprio in quel 2009 feci da standista per loro a Lucca Comics and Games. Non ero li in veste di autrice ma ne conobbi vari.

Sentivo parlare tra loro gli editori, facevo domande, mostravo il mio lavoro e piano piano capivo come e dove andavano le cose. Quella è stata una delle mie prime esperienze formative “sul campo”. Lì capì che mi stavo anche formando come donna in un ambiente fatto sopratutto di uomini. Quindi: imparare a declinare o ignorare le continue e sottintese avances, non raccogliere provocazioni da autori che si credono superiori a te, stare in silenzio e ascoltare, ascoltare per comprendere e dire la tua al momento giusto ed essere precisa e affilata come le lame. Incazzarti quando è necessario e importi.

Sono felice di non essere stata distratta fino ad allora dall’intrusione molesta delle cose provenienti da internet perché ho avuto tempo di capire tante cose e ora che internet ci ha pervaso riesco a prenderne il buono e a lasciar stare il superfluo.

Omar Martini monta lo stand BLACK VELVET

Poi c’è stato un momento in cui, a forza di starci su internet e siccome che bisogna promuovere in qualche modo il proprio lavoro se vuoi che qualcuno ti noti, ho iniziato a farmi delle domande. Credo che la mia bravura, se proprio posso dire di averne una, stia nel farmi costantemente delle domande: cosa voglia comunicare oggi? Come voglio farlo? E pure nel 2019, come nel 2009, tante cose ancora non le ho capite e l’unica costante che mi tiene su questa terra è il disegno. #tenyearschallenge

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