I pesi servono a fare le spalle forti


Questa foto riassume bene i miei primi 32 anni. I pesi sono per fare allenamento e farmi le spalle ancora più forti perché non si vive di solo lavorare stando seduti. L’integratore alimentare Agena è contro la SPM (sindrome premestruale) che a me prende davvero forte e male e questo integratore mi aiuta a diminuire quella spiacevole sensazione di volerti buttare dalla finestra oppure di uccidere tutti mentre la gentamicina mi aiuta quando mi si incarniscono le unghie a causa della mia onicofagia vorace che uso per alleviare l’ansia. 

Bene. Questi tre rimedi servono a curare e lenire tutti quei piccoli e fastidiosi malesseri che fanno parte della tua persona ma che tutto sommato restano gestibili ma mi chiedo: Quando il malessere è fuori da te? Quando tutto intorno ti sembra grigio e fai una fatica enorme a trovare delle piccole motivazioni e spunti propositivi, come si fa? Con chi o cosa puoi prendertela se la percezione è di un problema mondiale e non soltanto locale? Ci riflettevo perché in questo periodo sento molto parlare di sud e del problema dell’occupazione giovanile nel mezzogiorno. La mia breve esperienza è che a 19 anni, appena preso il diploma, sono emigrata da Napoli a Bologna con una valigia piena di sogni e speranze spinta da una forte passione e voglia di conoscenza e ringraziando il pataterno ho avuto anche due genitori super bravi che mi hanno sempre sostenuta. I problemi che mi hanno spinta ad andarmene,  però, non mi sono mai sembrati soltanto politici ed economici ma sopratutto “culturali” e di contesto. È difficile seguire la propria strada, qualunque essa sia, e restare quando tutto intorno a te è sfavorevole e ti rema contro. Vuoi disegnare per vivere? Ma che devi faaaaaare trovati un lavoro serio! Hai finito il liceo artistico? Si ma giusto per prendermi un diploma che poi vado a fare il militare per entrare in polizia, posto fisso! Allora io vado, emigro, ciao! Tanto non ce la farai mai e tornerai a fare la botta come me! Queste sono solo alcune delle cose che ho sentito e sono una minima parte di tutte quelle che ho potuto assorbire in 12 anni di lontananza. Ogni volta che torno a Napoli, adesso che ho più coscienza, consapevolezza e qualche libro letto alle spalle, le cose che mi perplimono ancora, con cui chi resta a vivere al sud (ma non solo al sud) fa i conti (senza vederne una via d’uscita reale se non attraverso la forza di volontà e lo studio) sono: atteggiamento patriarcale/paternalista di una grossa maggioranza di uomini e donne, clientelismi/favoritismi e uocchinguollismo galoppante (cioè l’invidia per qualcosa o qualcuno che dandosi da fare magari riesce in qualcosa e invece di sostenerlo lo si ostacola in tutti i modi burocratici e/o teorici). Ecco queste sono le cose che ancora vedo e che con questo governo del cambiamento (razzista, omofobo, xenofobo e biecamente conservatore e complottista) fatico a immaginarne il superamento. Molti amici mi parlano del senso di responsabilità come cittadini, ritenere un dovere contribuire alla crescita del luogo che si ama e, me lo chiedo ancora spessissimo, fino a che punto restare per il bene comune e fino a che punto andarsene per realizzarsi. Penso che i luoghi sono immobili e siano le persone che li abitano a fare la differenza. Bisognerebbe cambiare le persone partendo da sé stessi. Viaggiare, allontanarsi dai luoghi natii è sempre un bene perché ti fa vedere le cose da prospettive diverse e ciò è sempre una ricchezza. Se rimanessi nello stesso posto intrappolata fino a odiarlo non credo che sarei più utile di qualcuno che se ne allontana. Ma questi sono problemi identici ovunque, sono un sentire comune delle persone che abitano i luoghi e quindi il problema è mondiale, mai locale. A conclusione bisogna ricordarsi che quando il senso di insofferenza cresce bisogna prendere un treno, un aereo, e andare via. Ora tutti possono accedere a poco prezzo a qualsiasi cosa (magari comprando un cellulare in meno o rinunciando all’aperitivo tutti i venerdì), ma si può fare. Non esiste povertà che tenga, esiste solo la volontà di emanciparsi o di restare immobili, come i luoghi.

Io amo Bologna, è la città che mi ha accolta e cresciuta, mi ha insegnato come si sta al mondo e di chiedere solo dopo aver dato. Per me resta il luogo del cuore dove un film in piazza in una calda sera d’estate mi fa piangere e dove mi sento sempre al sicuro (seppur rimanendo guardinga) sotto ai suoi portici rosa. Ciao Bologna oggi è il tuo anniversario peggiore, quello della strage del 2 agosto 1980. Io me lo ricordo il mio primo 2 agosto (2005). Ero già in città per lavorare, cercare casa, ambientarmi, e ho scoperto la storia di una città a cui ho imparato a voler bene e che oggi sento la MIA città. Sopratutto mi ha fatta le spalle più forti di quelle che avevo nel 2005.

Ogni cosa che sembra essere un peso nell’immediato col tempo poi capisci che ti ha solo fatto più forte.

Vi scrivo una dedica scritta nel 1995 che ho ritrovato in un’edizione di MAUS di Milano libri e che calza a pennello con tutto ciò detto fin’ora: “… Anche i gatti sono una razza, ma sono animali… non umani. Per Giulia… contro i fascisti di merda!

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