Cosa penso delle scuole di fumetto e illustrazione


Qualche tempo fa ho fatto una riflessione su Facebook: “Nelle scuole per aspiranti illustratori e fumettisti credo si debbano formare delle persone, autori completi e consapevoli, al contrario del formare autori buoni solo per un solo mercato o per una casa editrice. Bisognerebbe educare a uno spirito critico e non polli in batteria che disegnano per occupare scaffali con prodotti mediocri. Poi in tutte queste scuole mica te la insegnano l’autopromozione, la filiera, dalla tipografia alla libreria, la differenza tra libreria di catena e libreria indipendente. Bisognerebbe saperle queste cose secondo il mio modestissimo parere. “

Quando avevo 14 anni, oltre al Liceo Artistico di Napoli, ho frequentato una, delle poche a Napoli, scuola di comix che aveva dei corsi che mi interessavano. Non capivo niente ma leggevo già molti fumetti diversi per lo più manga e qualche fumetto italiano su riviste tra cui Mondo Naiff. La scuola che ho frequentato io formava (e forma tutt’ora) disegnatori Bonelliani ragion per cui se non eri particolarmente incline a quel disegno restavi indietro e, per una sorta di goliardia atavica nel popolo partenopeo, i professori stessi ti prendevano in giro se non leggevi dei fumetti in linea con i loro gusti. Col passare degli anni, sempre tra i 15 e i 18 anni vedevo che molti autori della rivista che mi piaceva pubblicavano tranquillamente anche per la casa editrice tanto preferita in quella scuola (Vanna Vinci e Davide Toffolo per esempio) e iniziai a farmi delle domande e a capire che i limiti sono tutti nella testa di chi li vede.

Utilissimo per me fu questo manuale disegnato dal mio autore/maestro di riferimento che adesso è ripubblicato da Panini Comics

Presi il diploma al Liceo e decisi, senza ombra di dubbio alcuno, che Bologna era la città dove dovevo andare per stare bene. A Bologna infatti vivevano e ambientavano le storie i miei autori preferiti, ovvio! Cercai su internet (e parliamo del 2004) qualcosa inerente al fumetto ma non mi dispiaceva neanche un percorso più “Accademico” visto che mi interessavano la scultura, la pittura e la fotografia. Digitando semplicemente: “Corso fumetto a Bologna” saltò fuori un corso triennale, ancora molto sperimentale, creato da l’Associazione Hamelin e Antonio Faeti di fumetto e illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Oltre a essere alla portata di borsellino era anche all’interno di un’Accademia e per me fu il massimo! Quando iniziai i corsi ero una 19enne semi-analfabeta che leggeva solo fumetti e aveva la fascinazione di una Bologna che andava scomparendo. Si arrabattava con i lavori più diversi e aveva soltanto un sogno: dire la sua a suo modo. I corsi e tutti gli insegnanti per me sono stati fondamentali nel formarmi non soltanto come artista ma come persona. Durante i corsi ho visto talmente tante cose diverse, tanti stili, tante case editrici, tante scuole di pensiero e ognuna con una sua dignità e un suo senso concreto che mi sentivo davvero di star apprendendo tutto ciò che c’era da sapere e che la scelta della strada da intraprendere era soltanto mia. C’era anche una parolina che emergeva spesso: “consapevolezza“. Non ho mai ben capito questo concetto fino a quando non ho pubblicato il mio primo libro. Certo avevo ancora qualche deficit in autopromozione e non sapevo bene la differenza tra libreria di catena e libreria indipendente ma mi sono data il tempo per capire tutto strada facendo.

Ora che sono diventata grande, almeno anagraficamente si potrebbe dire che io sia grande, cerco di esportare e far comprendere questo concetto a tutti gli aspiranti autori che incontro. Ogni volta che insegno, tengo un corso o un workshop per me è come se fosse sempre la prima.
Come per esempio recentemente. Durante le vacanze di Natale ero a Napoli e sono tornata in quella scuola che frequentavo da adolescente per tenere un breve workshop nel corso di Illustrazione 3 di Alessandra Vitelli. 

Le mie allieve sono state tutte bravissime e intraprendenti. Tra loro c’era l’illustratrice in cui si vedevano chiare le influenze di Mattotti, un’altra quelle di Quentin Blake, la più giovane che farà un video in animazione per Giovanni Truppi, insomma tanti talenti alla ricerca di una propria voce originale. Ho cercato di ascoltarle tutte (per fortuna non erano tante!) e per ognuna ho cercato di capirne il mondo, l’immaginario e ciò che potevo offrirgli con il workshop. L’ultimo giorno ho detto a tutte: “Voglio il massimo da voi perché so che potete darmelo non miro al meno peggio, non voglio che vi teniate basse, ma punto in alto, e anche voi dovete puntare in alto per voi stesse e non per qualcun’altro”. Alla fine della giornata volevano adottarmi e tenermi sempre con loro nel taschino per motivarle, se avessero potuto.

Sono contenta che si siano sentite più motivate di quanto non fossero fino ad allora e credo che sia la cosa principale che manchi un po’ in queste scuole. Spesso nei corsi di illustrazione e di fumetto ci si approvvigiona di manodopera gratis in cambio di “visibilità”, ci si approfitta delle velleità e le ambizioni delle persone, si offrono pubblicazioni di libri da 200 pagine gratis o pagati malissimo con condizioni contrattuali pessime, fai corsi costosissimi e la pubblicazione te la paghiamo la stessa cifra che ci hai versato per fare il corso (in pratica si rasentando l’editoria a pagamento). Queste sono le tante condizioni che degradano le persone che scelgono di fare questa strada e soltanto perché “siamo in Italia” e le cose vanno così. Perché non esiste un sindacato di questa categoria e le poche associazioni che ci sono non riescono a fare lobby e a incidere in modo rilevante sulle politiche di governo e di conseguenza ognuno si arrangia come può. E allora penso che se ci dobbiamo arrangiare almeno dobbiamo essere consapevoli del perché ci arrangiamo, per cosa, per quale scopo e sopratutto dandoci un limite di quanto in basso possiamo spingerci prima di risalire a prendere aria. Per arrangiarci poi io consiglio sempre YouTube!

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